Atletico Cassano, parla il vice presidente Salonia

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È finita da poco più di un mese la quinta stagione dell’Atletico Cassano nel campionato nazionale di futsal (la terza in Serie A2).

Un campionato che resterà sicuramente nella storia della società guidata dal presidente Michele Ruggiero: non per i risultati ottenuti sul campo, questa volta, ma per le tante difficoltà che i “pellicani” hanno dovuto affrontare in una stagione segnata dalla pandemia che ha “travolto” anche l’Atletico Cassano nella prima e nella seconda ondata.

Il sesto posto finale in classifica (ad appena due punti dalla zona playoff) è il peggior piazzamento dei biancocelesti nei campionati nazionali ma è frutto delle difficoltà a cui accennavamo: le tante partite rinviate ad inizio stagione per le positività alla Covid-19 di alcuni componenti del gruppo squadra; partite giocate con gli uomini contanti, tanto che l’indimenticabile magazziniere Gino Petruzzellis è stato costretto a farsi tesserare come calciatore pur di consentire all’Atletico Cassano di raggiungere il numero minimo di uomini consentiti in lista; poi la risalita con un filotto di vittorie ma la pandemia che ci mette nuovamente lo zampino e si porta via Gino.

E proprio sul finire della stagione le dimissioni dal ruolo di Direttore Sportivo di Mimmo Vitulli.

Si è chiusa, insomma, una stagione che inevitabilmente lascerà il segno nella storia dell’Atletico Cassano e che mette a serio rischio il prosieguo dell’attività della Società del presidente Ruggiero.

Proviamo a fare il punto con il vicepresidente Giuseppe Salonia che per tutto l’anno ha seguito la squadra da vicino, anche in qualità di addetto al protocollo per la sicurezza, trovandosi spesso ad affrontare situazioni inedite e di complessa gestione.

 

Vicepresidente, quello di quest’anno è stato sicuramente il campionato più difficile dell’Atletico Cassano. Proviamo a fare un’analisi dal punto di vista sportivo. Che stagione è stata per l’Atletico Cassano?

Sono certo di poter affermare che l’ultimo campionato è stato il più complicato e difficile che abbiamo dovuto affrontare, in quanto si è svolto nel pieno di un’emergenza che ha sconvolto le nostre esistenze. Lo sport dilettantistico, che si nutre di socialità e partecipazione, ha avuto notevoli difficoltà che ne hanno minato la sua stessa sopravvivenza. In questo contesto la nostra società ha sempre fatto la sua parte dimostrando impegno e serietà nel portare avanti un progetto che riteniamo importante per la nostra città. Il risultato sportivo, con tutte le difficoltà, è stato soddisfacente e dopo un inizio campionato nel quale il Covid-19 ci ha creato molti problemi di formazione, nella seconda parte della stagione abbiamo fatto molto bene e siamo arrivati fino all’ultima giornata a giocarci i playoff che sono sempre stati il nostro obiettivo.

Le maggiori difficoltà sono arrivate proprio dalla particolarità della stagione giocata in tempi di pandemia: palazzetti vuoti, protocolli per la sicurezza non sempre chiarissimi e complessi da rispettare, partite rinviate a causa di positività al Sars-CoV-2. Lei ha seguito da vicino tutte queste vicende anche in qualità di “Covid-manager”. Come ha affrontato l’Atletico Cassano tutti questi aspetti durante il campionato?

Tutti abbiamo dovuto modificare la nostra vita e adattarla alle misure restrittive che i governi di tutto il mondo ci hanno imposto. In particolare, nello sport di contatto, ci sono state procedure e protocolli rigidi e con continue variazioni che hanno messo a dura prova la nostra capacità di azione; ma anche in queste condizioni abbiamo posto in essere tutte quelle misure che ci hanno permesso di andare avanti anche se, a volte, la tentazione di mollare è stata forte. Gli impegni presi con i nostri sostenitori, con i ragazzi e con la città ci hanno motivato a continuare e a finire la stagione in maniera positiva nonostante i momenti difficili che speriamo di metterci alle spalle.

E sempre a tal proposito, ci sono stati altri eventi che hanno minato la serenità in casa Atletico Cassano: prima le dimissioni del Team Manager Francesco Manfredi per motivi personali, poi la scomparsa dell’indimenticato Gino Petruzzellis e, infine, le dimissioni del DS Mimmo Vitulli dal ruolo che ha ricoperto per 10 anni. Come ha gestito la squadra queste vicende societarie per cercare di mantenere la concentrazione sul campo?

Gli eventi cui fai riferimento sono figli della situazione emergenziale che abbiamo vissuto e che stiamo tuttora vivendo e che, presumibilmente, non si sarebbero verificati in condizioni di normalità. Le dimissioni di Francesco e la scomparsa dell’amato Gino sono figli di questa maledetta pandemia. Riguardo alle dimissioni di Mimmo da direttore sportivo, nulla toglie al suo impegno fondamentale e determinante che ha sempre avuto nei confronti dell’Atletico Cassano non facendo mai mancare il suo importantissimo apporto; infatti non ha lasciato la Società ma ha rinunciato alla carica di Direttore Sportivo per motivi strettamente personali, posizione questa, che va rispettata ed accettata. In relazione a queste, ulteriori, difficoltà la Società ha reagito dimostrando una grandissima capacità, anche nel sopperire a eventi che non sono strettamente legate alla gestione sportiva in senso stretto.

Gli “scossoni” societari sono stati un primo segnale delle difficoltà dell’Atletico Cassano nel proseguire l’attività anche nelle prossime stagioni. Quale pensi possa essere il futuro dell’Atletico Cassano?

Questa domanda pone delle questioni importanti che spesso vengono sottovalutate da molti. L’Atletico Cassano partecipa ad un campionato nazionale di una specialità sportiva in grande crescita ed espansione come dimostra l’interesse delle TV nazionali e dei giornali a tiratura nazionale: ricordo la finale playoff del 2019 giocata a Mantova con Cassano delle Murge in diretta nazionale su Sport Italia. Gestire un campionato di queste dimensioni comporta un grande impegno sotto tutti punti di vista da quello economico a quello organizzativo ed a quello gestionale;  questo credo non sia assolutamente compreso dai più che non hanno la percezione delle difficoltà e delle risorse che si mettono in campo.

Per quanto riguarda il futuro, sono sincero, vedo molte nubi addensarsi sul nostro percorso e penso sia difficile continuare a portare avanti un progetto come quello che ci ha visti protagonisti in questi anni sempre ai massimi livelli, ai vertici di un campionato che come dicevo ha una connotazione nazionale e per il quale gli impegni da sostenere sono elevatissimi. Ritengo che l’eventuale non iscrizione al campionato sarebbe una perdita non nostra, ma di tutta una comunità; non dimentichiamo cosa l’Atletico Cassano è riuscito a creare la serata della finale dei payoff a Mantova: una piazza piena, ragazzi e ragazze, uomini e donne, giovani e anziani a tifare una squadra del proprio paese. Il senso di comunità e di appartenenza che si respirava in quella serata raramente si è verificato.

L’Atletico Cassano, però, non è solo prima squadra e Serie A2. C’è l’Under19, capace di vincere il proprio Girone nell’ultimo campionato disputato (2019-2020), e le altre formazioni giovanili. La società è anche diventata, dunque, un attrattore per molti bambini e ragazzi che sognano di imitare i propri beniamini. Tanti sono anche i tifosi biancocelesti, dal gruppo Ultras organizzato fino alle centinaia di persone che ogni sabato, fino a quando si è potuto, hanno riempito il Palazzetto per assistere alle partite. Se l’Atletico Cassano dovesse interrompere le attività, insomma, Cassano perderebbe una delle realtà più solide e interessanti che abbia avuto nella sua storia, non solo sportiva. Cosa sta facendo la società per evitare che questo possa accadere?

Questa domanda è la più importante di questa intervista perché mi permette di evidenziare una serie di aspetti a cui la nostra compagine sociale tiene molto. Il primo aspetto è quello relativo al fatto che l’Atletico Cassano non è solo una squadra di Serie A2 con giocatori importanti ma è un movimento che coinvolge decine di ragazzi cassanesi che hanno un sogno e un’opportunità: il sogno di imitare i propri beniamini e l’opportunità di provare a percorrere le loro strade attraverso la scuola calcio e i campionati giovanili di cui siamo sempre stati i protagonisti non senza sacrifici e impegno. Senza l’Atletico Cassano, molti ragazzi non avrebbero la possibilità di dimostrare a se stessi e agli altri il loro valore e soprattutto non avrebbero l’occasione di crescere in un ambiente sano con principi legati a valori dello sport. Un altro aspetto da mettere in evidenza è il bellissimo gruppo degli “ULTRAS” che hanno individuato nella squadra di calcio a cinque, un senso di appartenenza alla comunità cassanese, sempre vicini alla squadra e impegnati in attività sociali che gli fanno merito. Ragazzi che danno tutto senza chiedere nulla in cambio, la loro richiesta è una sola: “fare il tifo per la loro squadra del cuore” che poi è la squadra del nostro paese.

Cosa può fare Cassano (dall’Amministrazione Comunale al tessuto imprenditoriale fino ai singoli cittadini) per venire in contro alle necessità dell’Atletico Cassano e contribuire a mantenere viva questa realtà?

Bella domanda per chiudere l’intervista. Vorrei sottolineare che la nostra compagine porta avanti il nome della nostra città, che ha sempre fatto bella mostra in tutti i palazzetti d'Italia. Per entrare nello specifico della tua domanda, la maggior parte delle società impegnate nei campionati nazionali non paga la struttura che li ospita, mentre noi paghiamo un canone mensile per gli allenamenti e le partite e non solo della prima squadra ma anche per tutti i campionati giovanili. Capisco che le amministrazioni non hanno risorse e che le stesse sono sempre più limitate, ma credo che un’amministrazione lungimirante debba essere da volano, da catalizzatore nei confronti del tessuto produttivo locale affinché sostenga un progetto che non è di parte, ma un progetto che trasuda appartenenza identitaria ad un territorio come il nostro, che ne ha un gran bisogno, senza divisioni, contrapposizioni o interessi di parte che sempre sono stati elementi nefasti per la crescita e lo sviluppo di progetti locali.

Inoltre penso sia necessaria una partecipazione attiva delle realtà imprenditoriali presenti sul nostro territorio le quali, sostenendo una realtà come l’Atletico, consentirebbero a tanti bambini e ragazzi, figli della nostra comunità, di vivere delle emozioni che altrimenti gli sarebbero negate.

 

Fotografia di Alessandro Caiati