Lunedì 26 Ottobre 2020
   
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Scuola, riflessioni di un esodo calcolato e soluzioni

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L’esodo ormai al completo: un chiaro disegno di desertificazione del Sud. Molti di noi saranno costretti ad abbandonare la propria Terra, ma la battaglia dei “nastrini rossi” continua e non si fermerà neppure dopo settembre.

La buona scuola ha un merito: ci ha uniti nella consapevolezza che la riforma deve fare crescere anche il Sud, senza lasciare nessuno indietro.

Da subito abbiamo compreso che il Sud con la 107/2016 sarebbe stato saccheggiato dalla sua “manovalanza intellettuale”, sì perché con i trasferimenti effettuati su tutto il territorio nazionale, di noi insegnanti plurilaureati ed abilitati  e con tanti anni di esperienza nelle scuole e coi ragazzi del Sud, non possiamo che sentirci dei deportati.

Noi neoassunti da nuova fase C non  abbiamo neppure avuto il privilegio di scegliere, come invece è avvenuto per gli assunti negli anni precedenti, le province in cui svolgere la nostra attività di docenti. I nostri algoritmi ci hanno spostati, come delle pedine su di una scacchiera perversa, senza nessuna ratio e soprattutto senza considerare che prima di essere professionisti siamo persone. Siamo insegnanti del Sud non più giovanissimi e con mille incombenze familiari e radici ben salde in Puglia.

Siamo in maggior numero donne, donne che al Sud fanno la differenza perché noi siamo il welfare del meridione. Non rinneghiamo il tanto atteso posto a tempo indeterminato, ma continuiamo a lottare perché le cattedre qui ci sono, ne siamo noi l’esempio concreto con i nostri molteplici anni di precariato nelle Gae (le graduatorie provinciali) di appartenenza, ne sono l’esempio i posti in deroga, oltre tremila solo quest’anno.

Esse sono il segno tangibile che la politica perversa del Governo continua a concedere cattedre di fatto, a tempo determinato. Renderle di organico di diritto, istituire dappertutto il tempo pieno, eliminare le classi pollaio per il Sud contribuirebbe a contrastare abbandono e dispersione, e naturalmente permetterebbe a tutti noi docenti di rientrare in Regione.

Siamo consapevoli che la strada è ancora molto lunga, e questa odiosa stortura che è la “Buona scuola” ha tanto il sapore di una nuova questione meridionale ha però destato gli animi delle istituzioni regionali. Ora chiediamo a gran voce, oltre al rientro di tutti noi docenti neoimmessi in ruolo fuori regione anche la deroga al vincolo triennale e al rientro nel primo ambito di appartenenza e solo qualora non sia possibile in provincia di residenza o in Regione secondo il principio di vicinorietà, con emendamenti in Parlamento per scongiurare l’ennesima questione meridionale.

Noi nastrini rossi sappiamo di non essere soli e siamo ben consapevoli che insieme, compatti, possiamo fare la differenza per finalmente avere giustizia per la gente della Puglia e del Sud. È ora di investire, contribuire alla crescita culturale, economica e sociale della nostra Regione.

 

Commenti  

 
#7 Brutto e cattivo 2016-08-19 07:44
ma se non avete nemmeno fatto un VERO concorso (ma solo una raccolta a punti, in pratica) come vi viene di lamentarvi??n E lo Stato (cioè noi) che deve fare, spostare gli studenti al sud??
 
 
#6 Compare Tonio 2016-08-18 20:23
Ci vorrebbe una pernacchia per rispondervi! Fate ridere! O forse fate piangere!
Sembrate dei sapientoni! Plurilaureati, agnelli sacrificali, vittime. Ma chi ha scritto questo articolo? Brunelli ci puoi dire chi ha scritto questo articolo? Meriterebbe di essere spernacchiato a vita! Conosco gente davvero plurilaureata di Cassano, gente colta, seria, importante: che però non si è mai vantata di nulla. Con classe ed eleganza da vendere e da cui potreste solo prendere esempio.

LA REDAZIONE

L'articolo è a firma dei Nastrini rossi docenti pugliesi.
 
 
#5 Rombo 2016-08-18 18:49
Ma come si fa a scrivere tante cretinate in un solo articolo? Ma sono questi i professori della nuova generazione?? Rifletto sull'abisso che li divide da quelli che erano i maestri, insegnanti, professori e docenti fino a pochi anni fa. Nemmeno un briciolo di pudore, prima di scrivere tante stupidaggini!
 
 
#4 un docente 2016-08-18 18:01
Basta con questo continuo lagnarsi, se al Sud non ci sono studenti è normale che gli insegnanti debbano trasferirsi al Nord.
Mai come quest'anno c'è stata la possibilità di trasferirsi da una scuola all'altra e da una provincia all'altra, ripeto MAI COME QUEST'ANNO!
Se il bilancio complessivo è quello di trasferimento da Sud verso il Nord, le cause sono demografiche (non ci sono studenti) e sociali (al Sud ci sono percentualmente più insegnanti che al Nord).
D'altro canto questo è solo l'inizio, date un'occhiata qui http://www.tuttitalia.it/puglia/statistiche/popolazione-andamento-demografico/ .
Quest'anno ci sono circa 40.000 iscritti al primo anno delle superiori (classe 2002), fra 13 anni ce ne saranno circa 30.000 (classe 2015), significa -25% di studenti e di professori.
CONTINUARE A LAGNARSI SERVE SOLO A GETTARE DISCREDITO SULLA CATEGORIA.
 
 
#3 Angela k8 2016-08-18 15:23
beh, c'è da chiedersi chi abbia scritto questo panegirico che non dice proprio nulla. Anzi, aggiunge ragioni a chi dice che si tratta di una protesta pretestuosa. Un'enfasi inutile sulle ragioni del mezzogiorno d'Italia (manco foste tutti allievi di Zanardelli e di Salvemini) per sostenere nientedimeno che l'ineludibile necessità che voi, classe eletta di "plurilaureati", restiate nella dolce casetta di mamma e papà: ma mica per egoismo vostro! Nooooooooooo!!! Ma solo per spirito di servizio verso questo nostro sud così martoriato proprio perchè, guarda un pò cosa ti combinano, gli studenti sono al nord.
Oggi il Giornale di Sicilia titolava "Al Sud ci sono più professori che studenti": sarebbe interessante se Cassanoweb pubblicasse quell'articolo, reperibile sulle agenzie di stampa e sulla rassegna stampa del Ministero Miur, in risposta a questo lagnoso articolo scritto da sedicenti NastriniRossi. Ma fatevi una Nastro azzurro che è meglio! E per favore risparmiateci la lagna che voi sareste quelli che stanno soffrendo l'esodo e la deportazione: ma fate ridere. Nessuno vi obbliga. Rinunciate, con semplicità alla opportunità e qualcun altro, magari più avvezzo al sacrificio, prenderà il vostro posto. Infine vorrei dirvi che in famiglia abbiamo avuto diversi insegnanti che hanno inziato l'insegnamento tra gli anin 50 e '60 con punteggi acquisiti in anni di lavoro presso masserie e casolari sperduti, anche in basilicata o molise o abruzzo, raggiunti con mezzi propri, nel fango, con il sole o con la neve a piedi su tratturi impossibili, in aule maleodoranti di letame, in condizioni davvero estreme: tutti, ormai in pensione, ricordano quegli anni di sacrifici con orgoglio persino patriottico. Fate pena! Io vi toglierei quel posto di lavoro, che moralmente non meritate.
 
 
#2 Tina 2016-08-18 13:35
Però si sapeva il costo dell'assunzione con la "Buona scuola". Bastava non fare domanda, come hanno fatto tanti colleghi che hanno preferito attendere il ruolo da gae, ma sicuri di avere un giorno il posto nella propria provincia piuttosto che rischiare di andare altrove. E che dire di tanti colleghi che accetterebbero un posto ovunque e invece per motivi anagrafici (sono troppo giovani) sono costretti a partecipare a concorsi assurdi per pochi posti? almeno le fasi A, B e C non hanno richiesto un altro concorso...
 
 
#1 ciccillo 2016-08-18 08:29
Voi plurilaureati, ecc ....?
Ma vai a cagher .... Come si dice a Milano.
Come ha già scritto qualcuno qui: PANCE PIENE E CERVELLI VUOTI
 

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