Salviamo le Province: la casta ci prova, Gentile dice no

giuseppe gentile piccola

 

Il Governo Monti non sta abolendo le Province ma ne sta svuotando, dall’interno, funzioni e significato. Contro questi provvedimenti, molte amministrazione provinciali si difendono: quella di Bari, ad esempio, ha proposto ricorso alla Corte Costituzionale contro il provvedimento governativo. Una proposta accolta praticamente all’unanimità: solo l’Italia dei Valori, rappresentata dai consiglieri Gentile e De Chirico, ha votato contro l’ordine del giorno che proponeva il mantenimento dell’attuale assetto.  Una scelta coraggiosa ma coerente, spiega il consigliere provinciale cassanese in una lunga nota pubblicata sulla pagina internet dell’Idv cassanese che di seguito pubblichiamo.

Ieri, con il collega dell’ IDV De Chirico, ho votato no all’ordine del giorno che proponeva il mantenimento delle province ed il ricorso alla Corte Costituzionale contro la legge Monti che ne prevede lo svuotamento delle funzioni.
Vado orgoglioso e fiero di quel voto espresso in beata solitudine, perché tutti gli altri consiglieri appartenenti a diversi gruppi politici si sono espressi contro la soppressione delle province; pur dandomi pubblicamente ragione. Naturalmente la stampa servile ha, come sempre, fatto passare nell’ oblio il voto del gruppo IDV, prospettando, contro verità, un esito unanime che, all’ evidenza, è sconfessato dal netto voto contrario mio e del collega De Chirico.
Di seguito cercherò di riproporre le ragioni da me rappresentate a sostegno dell’ abolizione delle province, al netto delle pur coincidenti posizioni di partito; esercito, infatti, costantemente spirito troppo laico per potermi appiattire su posizioni preconfezionate se non ne fossi personalmente persuaso
La questione su cui ieri in Provincia si  è dibattuto era ed è troppo complessa da poter essere liquidata con un malfermo ordine del giorno allestito e propinato al consiglio solo qualche ora prima; a dimostrazione della delicatezza della questione milita la storia delle Province dal tempo di Rattazzi, passando per l’ obnubilamento dell’istituzione in epoca fascista e per la sua riespansione con la Costituzione sino ai nostri giorni; ma anche la ricchezza della riflessione  che l’ accompagna da più di 150 anni; del resto nella Costituente una personalità della  statura di Einaudi ne propose la soppressione; altre autorevoli voci si spesero, invece, per la conservazione; e così la discussione è continuata sino ai nostri giorni, soprattutto dopo l’ istituzione delle Regioni, ma, anzichè intervenire in modo razionale sull’ intero assetto dello Stato e degli Enti locali e sulla regolazione dei relativi rapporti, si è pensato ad aumentare il numero delle Province ad libitum dei vari cacicchi locali.
Monti tenta oggi in via indiretta (svuotamento funzioni e drastica eliminazione delle elezioni e riduzione politici) quanto, dal tempo delle Regioni, si doveva fare perché sempre promesso in campagna elettorale: sopprimere le province.
“Enti elettivi” ormai  nell’ immaginario comune “inutili”, anche se la Costituzione li volle e li vuole ancora come costitutivi della Repubblica; e non sfugge anche a noi l’insostenibilità di un’ ipoteca tanto negativa dell’ opinione pubblica su tale Istituzione, le cui funzioni , si sostiene da molte parti, possono essere assicurate da altri enti, eliminando duplicazioni.
“Costosi”: questo non direi  se si pensa ad interventi effettivamente correttivi di cui abbiamo dato esempio proprio in Provincia di Bari sui costi della politica, al contrario di quanti a chiacchiere propalano, come accaduto ieri l’ altro, immaginifiche rinunce a privilegi di casta; parametriamo semplicemente il semplice gettone di presenza di un consigliere provinciale ( legato per l’ appunto alla presenza) alla ben più corposa indennità fissa e diaria mensile di un consigliere regionale, per non dire di un parlamentare; lo scarto è così vistoso che ben si potrebbe dire che, altrove, si annidino i veri costi della politica. Ma la classe dominante è riuscita a far passare per costose le Province, gabellando addirittura, l’ altro ieri, come rinuncia  a parte della propria indennità ciò che è soltanto un incremento stipendiale non ancora maturato; i nostri parlamentari in sostanza da una tasca tolgono e dall’ altra prendono e continueranno a prendere, dando pure risalto mediatico ad un vera e propria mistificazione. E noi che ci caschiamo.
Noi consiglieri provinciali di Bari- ho sostenuto ieri in aula- abbiamo un’occasione: di dimostrare, al contrario  di una certa classe politica, che non difendiamo i nostri privilegi, votando compatti no a quest’ ordine del giorno che chiede nella sostanza il mantenimento delle Province.
Da Bari può venire, dissi ieri, una forte scossa all’immobilità della casta.
E’ pur vero che sulle questioni di “diritto costituzionale” ci sarebbero molti cavilli per affermare la contrarietà a costituzione di taluni aspetti della legge. Ma non esasperiamo l’istinto da “legulei”, andiamo al sodo: la gente non ci crede più e le tante firme raccolte sulla proposta di legge presentata dall’IDV ne è la prova ( oltre 400 mila persone l’hanno sottoscritta).
In punto di stretto diritto costituzionale si sono dette e scritte autorevolmente  cose condivisibili anche sulla retorica dell’antipolitica e sulla necessità di enti intermedi democraticamente eletti (solo per incidens l’ iniziale decisione governativa, poi corretta, di tagliare in corso d’opera assemblee democraticamente elette evoca ciò che fu fatto solo dal fascismo con l’abolizione di imperio di province liberamente elette e  con questo non si poteva essere d’accordo, tanto che il Governo vi ha posto subito rimedio).
Ma c’è oggi la necessità di cominciare da qualche parte perché qualcosa si muova: la questione non è economica (le province costano  certamente assai meno di ogni altro ente come è stato ben documentato da stampa autorevole di settore, numeri alla mano), ma vi è necessità di dare un forte segnale di cambiamento e da qualche parte bisognerà, fuori da ogni ipocrisia, cominciare.
Anche perché, argomentai ieri, la classe politica “romana”, con abilità, ci ha messo sostanzialmente in mora, esponendoci alla pubblica gogna, quasi che le province fossero il luogo di ogni spreco; e la gente attende di sapere come ci comporteremo stamattina in quest’ aula.
Quando la nostra Costituzione fu scritta le regioni non esistevano e le Province erano semplici istituzioni di controllo dello Stato sul territorio; poiché fu deciso di puntare sulle future regioni, le Province, come detto, dovevano essere soppresse già da 40 anni (non solo così non è stato, ma la casta, come ho detto, le ha moltiplicate in numero e poltrone; si è perso il conto delle tante province polvere negli ultimi anni).
L’abolizione delle Province sarebbe un punto di partenza per una vera riforma di tutti gli enti territoriali che punti a semplificare il rapporto cittadino-istituzione e avvicini l’uno all’altro.
Monti va, in qualche modo, nella direzione giusta con intenzioni teoricamente assecondabili, ma non si può sopprimere una struttura per sostituirla con altre che avrebbero addirittura costi più elevati; Monti, infatti, lascia spazio alla creazione di “altri carrozzoni” che diventerebbero presto notevoli fonti di spesa ed inoltre scomparirebbero gli eletti a favore dei nominati (in n° di appena 10) dai singoli Consigli Comunali.
E allora via tutto con una riforma radicale!
È stato rilevato il profilo di incostituzionalità nella “nuova funzione di controllo e coordinamento” delle Province rispetto agli altri enti che la Costituzione vuole su un piano di equiordinazione, quindi è possibile che l’ipotesi governativa sia addirittura peggiorativa nel rapporto burocrazia-cittadino e nel rapporto di democrazia tra corpo elettorale ed eletti perche sostituisce questi con dei nominati.
Ma è per questo che bisogna dare un taglio netto che non certo può realizzarsi, alimentando ricorsi alla Corte Costituzionale ( con ulteriori conflitti istituzionali di cui non sentiamo il bisogno) contro una legge che, certo ha in sé molteplici aspetti di criticità, ma che dopo più di 40 anni, pur operando male sul piano dell’ortodossia costituzionale, vuole annunciare un primo, per quanto non definitivo, NO a quel che ormai è generalmente bollato come un ferrovecchio.
Porto con me l’ intima fierezza di aver assunto una posizione forte, pur intellettualmente lacerante, ma giusta; perché  finchè  sarò presente nelle istituzioni non potrò, nei limiti delle mie possibilità, che onorarle, in ossequio al mandato ricevuto per la durata legalmente prevista; ciò vale anche per l’ Istituzione Provincia, finchè la legge prevede che esistano. Ma ciò non  impedisce e non impedirà a me, come ad altri con identico sentire, di parlare con franchezza contro i veri costi della casta e sono tanti e veri, o di portare avanti battaglie per l’eliminazione di tutte quelle realtà istituzionali che oggettivamente appaiono quanto meno anacronistiche e svuotate nelle proprie potenzialità attraverso un crescendo di limitazioni legislative che ne preannunciano la soppressione; e allora sempre nell’interesse dei cittadini occorre parlare forte e chiaro.
Se ce ne andassimo dalle istituzioni, lasceremmo campo libero ad altre forze,elidendo  quelle espressioni critiche contro l’autoconservazione della casta che, a quel punto, sarebbe ancora più libera di autoperpetuarsi nell’assenza, nelle istituzioni, di voci in dissenso.
Per questo non può votarsi,  pur in un quadro più generale dentro il quale la soluzione Monti è stata calata dall’ alto come una necessità insuperabile volta a portarci fuori dalla gravissima crisi in cui altri ci hanno cacciato, nel tentativo di dare al Paese una prospettiva di rilancio, un ordine del giorno che dà, più che mai, all’esterno la percezione che anche noi, qui in Provincia, siamo legati agli odiosi privilegi di casta e la gente non capirebbe più il distinguo.
Cominciamo da noi e avremo titolo così per batterci davvero, anche attraverso un promovendo tavolo tecnico, per una riforma razionale, organica e complessiva dello Stato e degli Enti Locali, affrontando coerentemente i temi della casta, dei costi e degli sprechi della politica; liberandoci dalla logica del “benaltrismo” per cui c’ è sempre qualcos’ altro da cui cominciare o qualche altro che deve iniziare; cominciamo qui noi e avremo a quel punto la legittimazione morale anche di smascherare le vere sacche di privilegio che, certo, sono altrove e non nelle Province. Schiena dritta, dunque, e sempre!
Con queste sostanziali argomentazioni ho motivato il mio pur sofferto ( sotto il profilo intellettuale) NO al mantenimento delle Province; ma non poteva sostenersi una difesa ad oltranza ed indiscriminata del sistema province, anche di quelle parassitarie e con pochi abitanti, in un momento in cui al Paese tutto sono chiesti lacrime e sangue.
Questa storia, scritta ieri nell’ aula della Provincia di Bari, oggi dai giornali viene ripresa con la falsa notizia del voto unanime al mantenimento delle province, senza che nessun giornalista abbia sentito il dovere di registrare i due voti contrari dei rappresentanti dell’ IDV e la condivisione ipocrita del mio intervento da parte di tutti gli altri consiglieri che, poi, hanno votato in senso opposto, sconfessando se stessi.