Martedì 16 Gennaio 2018
   
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Maria Valtorta racconta la nascita del Salvatore

nascita

Prosegue  il   racconto   della   nascita   di   Gesù  in  una stalla alla periferia  di  Betlemme.  Sono pagine affascinanti, che trasfigurano la misera situazione di Maria   in una fantasmagorica e spettacolare visione , nel momento della sua maternità .

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Volume I - Cap. 29 -  La nascita di Gesù

       

<<< Vedo ancora l'interno di questo povero rifugio petroso dove hanno trovato asilo, accumunati nella sorte a degli animali, Maria e Giuseppe.

Il fuocherello sonnecchia insieme al suo guardiano. Maria solleva piano il capo dal suo giaciglio e guarda. Vede che Giuseppe ha il capo reclinato sul petto come se pensasse, e pensa che la stanchezza soverchi il suo buon volere di rimanere desto. Sorride d'un buon sorriso e, facendo meno rumore di quanto ne può fare una farfalla che si posi su una rosa, si mette seduta e da seduta in ginocchio. Prega con un sorriso beato sul volto. Prega a braccia aperte, non proprio a croce, ma quasi, a palme volte in alto e in avanti, né mai pare stanca di quella posa penosa. Poi si prostra col volto contro il fieno in una ancora più intensa preghiera. Lunga preghiera.

Giuseppe si scuote. Vede quasi morto il fuoco e quasi tenebrosa la stalla. Getta una manata di eriche fini fini e la fiamma risfavilla; vi unisce rametti più grossi, e poi ancora più grossi, perché il freddo deve esser pungente. Il freddo della notte invernale e serena che penetra da tutte le parti di quella rovina. Il povero Giuseppe, presso come è alla porta - chiamiamo pure così il pertugio a cui fa da tenda il suo mantello - deve essere gelato. Accosta le mani alla fiamma, si sfila i sandali e accosta i piedi. Si scalda. Quando il fuoco è ben desto e la sua luce è sicura, egli si volge. Non vede nulla, neppure più quel biancore del velo di Maria, che prima metteva una linea chiara sul fieno scuro. Si leva in piedi e lentamente si avvicina al giaciglio.

«Non dormi, Maria?» chiede. Lo chiede tre volte, finché Ella si riscuote e risponde: «Prego». «Non abbisogni di nulla?». «No, Giuseppe». «Cerca di dormire un poco. Di riposare almeno».

«Cercherò. Ma pregare non mi stanca». «Addio, Maria». «Addio, Giuseppe». Maria riprende la sua posa. Giuseppe, per non cedere più al sonno, si pone in ginocchio presso il fuoco e prega. Prega con le mani strette sul viso. Le leva ogni tanto per alimentare il fuoco e poi torna alla sua fervente preghiera. Meno il rumore delle legna che crepitano e quello del ciuchino, che di tanto in tanto batte uno zoccolo sul suolo, non si ode niente.

Un poco di luna si insinua da una crepa del soffitto e pare una lama di incorporeo argento che vada cercando Maria. Si allunga, man mano che la luna si fa più alta in cielo, e la raggiunge, finalmente. Eccola sul capo della orante. Glielo innimba di candore.

Maria leva il capo come per una chiamata celeste e si drizza in ginocchio di nuovo. Oh! come è bello qui! Ella alza il capo, che pare splendere nella luce bianca della luna, e un sorriso non umano la trasfigura. Che vede? Che ode? Che prova? Solo Lei potrebbe dire quanto vide, sentì e provò nell'ora fulgida della sua Maternità.

Io vedo solo che intorno a Lei la luce cresce, cresce, cresce. Pare scenda dal Cielo, pare emani dalle povere cose che le stanno intorno, pare soprattutto che emani da Lei.

La sua veste, azzurra cupa, pare ora di un mite celeste di miosotis, e le mani e il viso sembrano farsene azzurrini come quelli di uno messo sotto il fuoco di un immenso zaffiro pallido.

Questo colore, che mi ricorda, benché più tenue, quello che vedo nelle visioni del santo Paradiso e anche quello che vidi nella visione della venuta dei Magi, si diffonde sempre più sulle cose, le veste, le purifica, le fa splendide.

La luce si sprigiona sempre più dal corpo di Maria, assorbe quella della luna, pare che Ella attiri in sé quella che le può venire dal Cielo. Ormai è Lei la Depositaria della Luce. Quella che deve dare questa Luce al mondo. E questa beatifica, incontenibile, immisurabile, eterna, divina Luce che sta per esser data, si annuncia con un'alba, una diana, un coro di atomi di luce che crescono, crescono come una marea, che salgono, salgono come un incenso, che scendono come una fiumana, che si stendono come un velo...

La volta, piena di crepe, di ragnatele, di macerie sporgenti che stanno in bilico per un miracolo di statica, nera, fumosa, repellente, pare la volta di una sala regale.

Ogni pietrone è un blocco di argento, ogni crepa un guizzo di opale, ogni ragnatela un preziosissimo baldacchino contesto di argento e diamanti. Un grosso ramarro, in letargo fra due macigni, pare un monile di smeraldo dimenticato là da una regina; e un grappolo di pipistrelli in letargo, una preziosa lumiera d'onice.

Il fieno che pende dalla più alta mangiatoia non è più erba, sono fili e fili di argento puro che tremolano nell'aria con la grazia di una chioma disciolta. La sottoposta mangiatoia è, nel suo legno scuro, un blocco d'argento brunito. Le pareti sono coperte di un broccato in cui il candore della seta scompare sotto il ricamo perlaceo del rilievo, e il suolo... che è ora il suolo? E' un cristallo acceso da una luce bianca. Le sporgenze paiono rose di luce gettate per omaggio al suolo; e le buche, coppe preziose da cui debbano salire aromi e profumi.

E la luce cresce sempre più. E' insostenibile all'occhio. In essa scompare, come assorbita da un velano d'incandescenza, la Vergine... e ne emerge la Madre.

Sì. Quando la luce torna ad essere sostenibile al mio vedere, io vedo Maria col Figlio neonato sulle braccia. Un piccolo Bambino, roseo e grassottello, che annaspa e zampetta con le manine grosse quanto un boccio di rosa e coi piedini che starebbero nell'incavo di un cuore di rosa; che vagisce con una vocina tremula, proprio di agnellino appena nato, aprendo la boccuccia che sembra una fragolina di bosco e mostrando la linguetta tremolante contro il roseo palato; che muove la testolina tanto bionda da parere quasi nuda di capelli, una tonda testolina che la Mamma sostiene nella curva di una sua mano, mentre guarda il suo Bambino e lo adora piangendo e ridendo insieme e si curva a baciarlo, non sulla testa innocente, ma su, centro del petto, là dove sotto è il cuoricino che batte, batte per noi... là dove un giorno sarà la Ferita. Gliela medica in anticipo, quella ferita, la sua Mamma, col suo bacio immacolato.

Il bue, svegliato dal chiarore, si alza con gran rumore di zoccoli e muggisce, e l'asinello volge il capo e raglia.

E' la luce che li scuote, ma io amo pensare che essi hanno voluto salutare il loro Creatore, per loro e per tutti gli animali.

Anche Giuseppe, che, quasi rapito, pregava così intensamente da esser isolato da quanto lo circondava, si scuote, e dalle dita strette al viso vede filtrare la luce strana.      Leva le mani dal viso, alza il capo, si volge.

Il bue ritto in piedi nasconde Maria. Ma Ella chiama: «Giuseppe, vieni».

Giuseppe accorre. E quando vede si arresta, fulminato di riverenza, e sta per cadere in ginocchio là dove è. Ma Maria insiste: «Vieni, Giuseppe» e punta la mano sinistra sul fieno e, tenendo con la destra stretto al cuore l'Infante, si alza e si dirige a Giuseppe, che cammina impacciato per il contrasto fra il desiderio di andare e il timore di essere irriverente.

Ai piedi della lettiera i due sposi si incontrano e si guardano con un pianto beato.

«Vieni, ché offriamo al Padre Gesù» dice Maria.

E, mentre Giuseppe si inginocchia, Ella, ritta in piedi fra due tronchi che sostengono la volta, alza la sua Creatura fra le braccia e dice: «Eccomi. Per Lui, o Dio, ti dico questa parola. Eccomi  a  fare la tua volontà.   E con Lui io,  Maria,  e Giuseppe,  mio sposo.   Ecco  i  tuoi servi, Signore. Sia fatta sempre da noi, in ogni ora e in ogni evento, la tua volontà, per tua gloria e per amor tuo».

Poi Maria si curva e dice: «Prendi, Giuseppe» e offre l'Infante. «Io? A me? Oh, no! Non sono degno!». Giuseppe è sbigottito addirittura, annientato all'idea di dover toccare Iddio.

Ma Maria insiste sorridendo: «Tu ne sei ben degno. Nessuno più di te lo è, e per questo l'Altissimo ti ha scelto. Prendi, Giuseppe, e tienilo mentre io cerco i panni».

Giuseppe, rosso come una porpora, stende le braccia e prende il batuffolino di carne che strilla di freddo e, quando lo ha fra le braccia, non persiste nell'intenzione di tenerlo scosto da sé per rispetto e se lo stringe al cuore, dicendo con un grande scoppio di pianto: «Oh! Signore! Dio mio!» e si curva a baciare i piedini e li sente freddi, e allora si siede al suolo e se lo raccoglie in grembo e con la sua veste marrone e con le mani cerca coprirlo, scaldarlo, difenderlo dalla sizza della notte.

Vorrebbe andare verso il fuoco, ma là c'è quella corrente d'aria che entra dalla porta. Meglio stare qui. Meglio, anzi, andare fra i due animali, che fanno da scudo all'aria e che mandano calore. E va fra il bue e l'asino e sta con le spalle alla porta, curvo sul Neonato per fare del suo petto una nicchia, le cui pareti laterali sono una testa bigia dalle lunghe orecchie e un grosso muso bianco dal naso fumante e dall'umido occhio buono.

Maria ha aperto il cofano e ne ha tratto lini e fasce. E' andata al fuoco e le ha scaldate. Eccola che va a Giuseppe e avvolge il Bambino nella tela intiepidita e poi nel suo velo per riparargli la testolina. «Dove lo mettiamo ora?» chiede.

Giuseppe guarda intorno, pensa... «Aspetta» dice. «Spingiamo più in qua i due animali e il loro fieno e tiriamo giù quel fieno là in alto e lo mettiamo qui dentro. Il legno della sponda lo riparerà dall'aria, il fieno gli farà guanciale e il bue col suo fiato lo scalderà un pochino. Meglio il bue. E' più paziente e quieto». E si dà da fare, mentre Maria ninna il suo Bambino, stringendoselo al cuore e tenendo la sua guancia sulla testolina per dargli calore. Giuseppe ravviva il fuoco senza risparmio per fare una bella fiamma e scalda il fieno e, man mano che lo asciuga, perché non raffreddi se lo mette in seno. Poi, quando ne ha raccolto tanto da farne un materassino all'Infante, va alla mangiatoia lo dispone che sia come una cunella.

«E' pronto» dice. «Ora ci vorrebbe una coperta, perché il fieno punge, e per ricoprirlo...»

«Prendi il mio mantello» dice Maria. «Avrai freddo». «Oh! non fa nulla! La coperta è troppo ruvida. Il mantello è morbido e caldo. Io non ho freddo per nulla. Ma che Egli non soffra più!». Giuseppe prende l'ampio mantello di morbida lana celeste cupo e lo accomoda in doppio sul fieno, con un lembo che pende fuor dalla greppia. Il primo letto del Salvatore è pronto. E la Madre, col suo dolce passo ondeggiante, ve lo porta e ve lo depone, e lo ricopre con il lembo del manto e lo conduce anche intorno al capino nudo, che affonda nel fieno, appena riparato da questo dal sottile velo di Maria. Rimane scoperto solo il visetto grosso come un pugno d'uomo, e i Due, curvi sulla greppia, lo guardano beati dormire il suo primo sonno, perché

il calduccio delle fasce e del fieno ha calmato il pianto e conciliato il sonno al dolce Gesù. >>>>

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Tutte   le  informazioni   sull'opera ,   sui luoghi ,  sugli  scritti  e sul pensiero  di  personaggi  importanti è possibile leggerli in internet al sito      http://www.scrittivaltorta.altervista.org/per_volume.htm

Si    ringrazia   la    Fondazione   Maria Valtorta -   Centro  Editoriale Valtortiano -  srl   di Isola del Liri -FR , www.mariavaltorta.com     per  aver  autorizzata  la  pubblicazione   dell’intero  capitolo   su   Cassanoweb.

 

 

Commenti  

 
#13 michelescevola 2017-12-23 11:21
Avevo sentito parlare di Maria Valtorta, pensavo al solito mistico impostore che ce ne sono tanti in giro, con stimmate fasulle, croci in fronte ecc. Però dopo aver letto i due capitoli sono rimasto scioccato, una cosa meravigliosa la descrizione della nascita di Gesù, non poteva essere diversamente, il Padre ha reso tutto spirituale, dando agli atei , agli stessi cristiani scettici come si vede dai commenti, una prova della sua grandezza. Sicuramente troverò il tempo di leggere l'opera e sapere di più della vita di Gesù. Grazie gTen hai fatto una cosa magnifica(questo è il commento che ho lasciato su FB e lo riporto integralmente )
 
 
#12 Bruno M. 2017-12-20 09:56
#8 Bruno M. 2017-12-19 22:04
Anche a Cassano Maria Valtorta comincia a farsi conoscere, è un bel dono di Natale che Cassanoweb ha dato a coloro che cercano la vicinanza del Signore.
PS Per mia distrazione il commento è stato inserito nell'articolo dei mercatini.
 
 
#11 Diacono 2017-12-20 08:06
Non c’è da meravigliarsi, sappiamo che Satana cerca di portare scompiglio nei fedeli e specialmente nella Chiesa, ma non riuscirà a distruggerla, perché le forze del bene prevarranno. Maria Valtorta Santa subito.
 
 
#10 Giusy 2017-12-19 22:00
Sono veramente contento, Cassano sembra risorto sia nella esteriorità del Natale che nella sua spiritualità.
La notte di Natale la vivrò con più convinzione ,con questa lettura mi sento più preparato nello spirito,è questo il vero Natale , il Figlio di Dio che scende in mezzo a noi,non nel lusso e negli agi, ma nella più pura umiltà: è un grande insegnamento che non dobbiamo solo immaginare ma lo possiamo vedere con le parole di una grande mistica.
 
 
#9 E.P. 2017-12-19 21:42
Splendido San Giuseppe, con la sua preziosa presenza nella vita di Gesù, mite e premuroso verso Maria . Solo con le pagine di Maria Valtorta si può conoscere a fondo la santità di quest’uomo, a cui il Padre Eterno affidò sia la Madonna che il suo figlio Redentore. Leggendo tutta l’Opera si possono conoscere bene bene le figure degli apostoli , dei discepoli e di quella marea di personaggi che orbitarono intorno a Gesù, che nessun’ altra scrittura ci fornisce in modo così dettagliato.
 
 
#8 L. Proietti Bari 2017-12-19 17:35
Quello che più sconvolge è che la maggioranza delle persone non vuol sentire parlare di Maria Valtorta. Ho letto quasi tutti gli scritti della Valtorta e ovviamente non vi sono opere minori ma tutto è Parola del Signore. IL dono che è stato fatto all'umanità è enorme, ma pochi sono gli interessati.
 
 
#7 P.Sansone 2017-12-19 09:34
Ho letto la biografia della Valtorta e parte della sua opera che trovo molto interessante.
 
 
#6 ex collegiale 2017-12-19 00:32
Grazie a Cassanoweb per i precedenti articoli sull'opera di Maria Valtorta (e un grazie anche a gTen per il suo lavoro) ho potuto scoprire la vita di Gesù in modo più completo e più appagante. Quante belle pagine ho potuto leggere, ho scoperto il vero Gesù con tutte le sue grazie, la sua potenza, le sue gioie e sofferenze. Non capisco perché la Chiesa ignora volutamente qualcosa di cui ne doveva essere fiera . Pare che per l’opinione di un giornalista dell’Osservatore Romano, addirittura del lontano1960, e cioè che l’opera appariva un romanzo d’appendice. Per l’allora Sant’Uffizio poteva nuocere non a tutti i cattolici, ma solo “ai fedeli più sprovveduti cioè alle suore ed alle collegiali”. Allora poteva anche essere comprensibile, ma di questi tempi….( effettivamente a pensarci bene c’è proprio da preoccuparsi ).
 
 
#5 lucia 2017-12-19 00:22
viva e piena di amorosa poesia la situazione di Maria e Giuseppe nonché profonda la fede nella GRAZIA di DIO PADRE.
 
 
#4 lucia 2017-12-19 00:15
Una autentica e poetica immagine pregna di fede e amore.
 
 
#3 Claudio 2017-12-18 23:46
Ho letto per ben due volte ” L’Evangelo come mi è stato rivelato”,quasi ogni sera, un capitolo prima di andare a letto, e dico grazie ad internet ed al Centro Editoriale Valtortiano che ci mette a disposizione l’opera intera. Io credo che sia un'opera meravigliosa quella della Valtorta. Molti passi, tantissimi passi non possono essere frutto di sapere o scienza umana ma vi si riconosce una Mano Superiore, un Amore Superiore.
Io ci credo e ringrazio Dio di questo ulteriore strumento che ci ha dato per avvicinarci a Lui. E ringrazio Maria Valtorta per la sua spontanea offerta a Gesù della sua sofferenza.
 
 
#2 Linda B. 2017-12-18 14:26
"""E la luce cresce sempre più. E' insostenibile all'occhio. In essa scompare, come assorbita da un velano d'incandescenza, la Vergine... e ne emerge la Madre."""
Che descrizione meravigliosa,che immagine trascendentale,mai letta prima da nessuna parte.
L’immensa luminosità della figura della Vergine Maria,in tutta l'opera non solo durante la sua maternità ,non possono essere frutto di un piano realizzato a tavolino. Troppo complesso per la migliore delle menti. E qualunque cosa uno pensi, ci creda o meno, dico solo questo: io alla sera mi leggo 10 pagine e il senso di tenerezza, di amore e di messaggio cristiano lo sento proprio. Ho imparato ad essere più amorevole, paziente e mi sono ritrovata a meditare più di prima il messaggio di Misericordia, di Salvezza e Giustizia di Dio
 
 
#1 volavolavola 2017-12-18 13:55
bellissimo , si dovrebbe leggerlo in tutte le scuole
 

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