Giovedì 24 Maggio 2018
   
Text Size

La Natività di Gesù nella rivelazione di Maria Valtorta

natale valtorta-iloveimg-cropped

 

MARIA VALTORTA

“L’Evangelo come mi e’ stato rivelato”

                                                        

LA NATIVITA'   DI   N.S.  GESU' CRISTO

 La Nascita di Gesù : «In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra. Questo primo censimento fu fatto quando era governatore della Siria Quirino. Andavano tutti a farsi registrare, ciascuno nella sua città. Anche Giuseppe, che era della casa e della famiglia di Davide, dalla città di Nazaret e dalla Galilea salì in Giudea alla città di Davide, chiamata Betlemme, per farsi registrare insieme con Maria sua sposa, che era incinta. Ora, mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia, perché non c'era posto per loro nell'albergo» (Luca 2,1-7).

Questa è la cronaca della nascita di Gesù nel vangelo di Luca, sette righi che raccontano concisamente l’avvenimento più importante nella storia del cristianesimo.

Leggiamo invece cosa la mistica Maria Valtorta scrive nel suo Evangelo ispirato da Gesù : Volume I - Cap. 28  “L'arrivo  a Betlemme, Cap. 29 “La  nascita di Gesù” , Cap 30 “L'annuncio ai pastori”; tre stupendi capitoli, dodici pagine, che ti fanno “vedere” cosa accadde in quella notte di 2000 anni fa, si potrebbe dire minuto per minuto.

Lascio poi agli appassionati della vita di Gesù di completare la lettura su internet  dell'opera,  che non ha nulla di eguale e che ognuno è libero di accettarla  o meno.

Volume I - Cap. 28 - L'arrivo a Betlemme

°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°

<<< Vedo una strada maestra. Vi è tanta folla. Asinelli che vanno carichi di masserizie e di persone. Asinelli che tornano. La gente sprona le cavalcature, e chi è a piedi va in fretta perché fa freddo. L'aria è tersa e asciutta, il cielo sereno, ma tutto ha quel tagliente netto dei giorni di pieno inverno.

La campagna,  spogliata,  sembra più vasta, e i  pascoli   hanno  un'erbetta   corta,  bruciacchiata dai venti invernali; sui pascoli le pecore cercano un poco di nutrimento e cercano il sole che sorge piano piano.

Stanno strette l'una all'altra perché hanno freddo anche loro, e belano alzando il muso e guardando il sole come dicessero: «Vieni presto, ché fa freddo!».   Il terreno  è  a ondulazioni  che  si fanno sempre più nette.

E' un vero posto di collina. Vi sono conche erbose e coste, vi sono vallette e dorsi. La strada vi passa in mezzo e va a sud-est.

Maria è su un ciuchino bigio. Tutta avvolta nel pesante mantello. Sul davanti della sella è quell'arnese già visto nel viaggio verso Ebron, e sopra il cofano delle cose più necessarie.

Giuseppe cammina a lato tenendo la briglia. «Sei stanca?» chiede ogni tanto. Maria lo guarda sorridendo e dice: «No». Alla terza volta aggiunge: «Tu piuttosto, che devi camminare, sarai stanco». «Oh! io! Per me è niente. Penso che, se avessi trovato un altro asino, potevi essere più comoda e fare più presto. Ma non ho proprio trovato. Occorre a tutti, ora, la cavalcatura. Ma fa' cuore. Presto siamo a Betlemme. Oltre quel monte è Efrata».

Tacciono. La Vergine, quando non parla, pare raccogliersi in interna preghiera. Sorride di un sorriso mite ad un suo pensiero e, se guarda la folla, pare non la veda per quello che è: un uomo, una donna, un vecchio, un pastore, un ricco o un povero. Ma per quello che Lei solo vede «Hai freddo?» chiede Giuseppe, perché il vento si leva.   «No. Grazie».

Ma Giuseppe non si fida. Le tocca i piedi, penzolanti sul fianco del ciuchino, i piedi calzati nei sandali e che appena si vedono spuntare dalla lunga veste, e li deve sentire freddi, perché scuote il capo e si leva una coperta che ha a tracolla e avvolge le gambe di Maria e gliela stende anche sul grembo, di modo che le mani stiano ben calde sotto di essa e del manto. Incontrano un pastore, che taglia la via col suo gregge passando dal pascolo di destra a quello di sinistra. Giuseppe si curva a dirgli qualcosa. Il pastore annuisce. Giuseppe prende il ciuchino e lo trascina dietro al gregge nel pascolo. Il pastore si leva una rozza scodella da una bisaccia e munge una grassa pecora dalle gonfie mammelle e dà la scodella a Giuseppe, che la offre a Maria.

«Dio vi benedica entrambi» dice Maria. «Tu per il tuo amore, e tu per la tua bontà. Pregherò per te ».

«Venite da lontano?». «Da Nazareth» risponde Giuseppe. «E andate?». «A Betlemme».

«Lungo viaggio per la donna in quello stato. E' tua moglie?». «E' mia moglie». «Avete dove andare?». «No». «Brutta cosa! Betlemme è piena di popolo venuto da ogni dove  per segnarsi o per andare a segnarsi altrove. Non so se troverete alloggio. Sei pratico del luogo?».  «Non molto».

«Ebbene... io ti insegno... per Lei (e accenna a Maria). Cercate dell'albergo. Sarà pieno. Ma ve lo dico per darvi una guida. E' in una piazza, la più grande. Vi si va da questa via maestra. Non potete sbagliare. Vi è una fonte davanti, ed è grande e basso con un gran portone. Sarà pieno. Ma, se non trovate niente nell'albergo e nelle case, girate dietro all'albergo, verso la campagna. Vi sono stalle nel monte, che delle volte servono ai mercanti che vanno a Gerusalemme per mettervi le bestie che non trovano posto nell'albergo. Sono stalle, sapete, nel monte :umide, fredde e senza porta. Ma sono sempre un rifugio, perché la donna... non può rimanere per la via. Forse là  trovate un posto... e del fieno per dormire e per l'asino. E che Dio vi accompagni».

«E Dio ti dia gioia» risponde Maria. Giuseppe invece risponde: «La pace sia con te».

Riprendono la strada. Una conca più vasta si mostra dal ciglione che hanno superato. Nella conca, su e giù per le chine morbide che la circondano, vi sono case e case. E' Betlemme. «Eccoci nella terra di Davide, Maria. Ora riposerai. Mi sembri stanca tanto...». «No. Pensavo... penso...». Maria afferra la mano di Giuseppe e gli dice con un sorriso beato: «Penso proprio che il tempo sia giunto». «Dio di misericordia! Come facciamo?». «Non temere, Giuseppe. Abbi costanza. Vedi come sono calma io?». «Ma soffri molto».

«Oh! no. Sono piena di gaudio. Un gaudio tale, così forte, così bello, così incontenibile, che il mio cuore batte forte forte e mi dice: "Egli nasce! Egli nasce!" Lo dice ad ogni battito. E' il mio Bambino che bussa al mio cuore e dice: "Mamma, son qui che vengo a darti il bacio di Dio". Oh! che gioia, Giuseppe mio!».       

Ma Giuseppe non è nella gioia. Pensa all'urgenza di trovare un ricovero e affretta il passo. Porta per porta chiede un ricovero. Niente. Tutto occupato. Giungono all'albergo. E' pieno persino sotto i rustici portici, che circondano il grande cortile interno, di gente che bivacca.

Giuseppe lascia Maria sul ciuchino dentro al cortile ed esce cercando nelle altre case. Torna sconfortato. Non vi è nulla. Il rapido crepuscolo invernale comincia a stendere i suoi veli. Giuseppe supplica l'albergatore. Supplica dei viaggiatori. Loro sono uomini e sani. Qui vi è una donna prossima a dare un figlio alla luce. Abbiano pietà. Niente.

Vi  è un ricco  fariseo che li  guarda con  palese  disprezzo e, quando Maria si accosta, si  scansa   come si fosse avvicinata una lebbrosa. Giuseppe lo guarda e un rossore di sdegno gli monta al volto. Maria posa  la sua mano sul polso di Giuseppe per calmarlo e dice: «Non insistere. Andiamo Dio provvederà».

Escono e seguono il muro dell'albergo. Svoltano per una  stradetta  incassata  fra  questo  e  delle  povere case. Girano dietro l'albergo. Cercano. Ecco delle specie di grotte, di cantine, direi, più che di stalle,   tanto sono basse e umide. Le più belle sono già occupate. Giuseppe si accascia.

«Ehi! Galileo!» gli grida dietro un vecchio. «Là in fondo, sotto quella rovina, vi è una tana. Forse non c’è ancora nessuno». Si affrettano a quella «tana».

E' proprio una tana. Fra macerie di qualche fabbricato in rovina vi è un pertugio, oltre il quale vi è una grotta, uno scavo nel monte più che grotta. Si direbbe che sono le fondamenta dell'antica costruzione, a cui fan da tetto le macerie appuntellate da tronchi d'albero appena sgrezzati.

Per vedere meglio, poiché vi è pochissima luce, Giuseppe trae esca e acciarino e accende una lucernetta che trae dalla bisaccia che ha a tracolla. Entra, e un muggito lo saluta. «Vieni,Maria. E' vuota. Non vi è che un bue». Giuseppe sorride. «Meglio che niente!... » Maria smonta dal ciuchino ed entra. Giuseppe ha appeso la lucernetta ad un chiodo infisso in uno dei tronchi che fanno da pilone. Si vede la volta piena di ragnatele, il suolo - terreno battuto e tutto sconquassato, con buche,ciottoli, detriti ed escrementi - sparso di steli di paglia. In fondo, un bue si volta e guarda coi suoi occhi quieti mentre del fieno gli pende dalle labbra. Vi è un rozzo sedile e due pietre in un angolo presso una feritoia. Il nero di quell'angolo dice che là si fa fuoco.

Maria si accosta al bue. Ha freddo. Gli mette le mani sul collo per sentirne il tepore. Il bue muggisce e si lascia fare. Pare comprenda. Anche quando Giuseppe lo spinge in là per levare molto fieno alla greppia e fare un letto a Maria - la greppia è doppia, ossia vi è quella dove mangia il bue e, sopra, una specie di scansia con su dell'altro fieno di scorta, e Giuseppe prende quello - lascia fare. Fa posto anche al ciuchino che, stanco e affamato, si dà subito a mangiare. Giuseppe scova anche un secchio capovolto, tutto ammaccato. Esce, perché fuori ha visto un rio, e torna con dell'acqua per l'asinello. Poi si impadronisce di una fascina di frasche messa in un angolo e cerca scopare un poco il suolo. Poi stende il fieno, ne fa un giaciglio, presso il bue, nell'angolo più asciutto e riparato.

Ma lo sente umido, questo povero fieno, e sospira. Accende il fuoco e, con una pazienza da certosino, asciuga a manate il fieno tenendolo presso il calore. Maria, seduta sullo sgabello, stanca, guarda e sorride. Ecco pronto. Maria si accomoda meglio nel soffice fieno, con le spalle appoggiate ad un tronco. Giuseppe completa... l'arredamento stendendo il suo mantello come una tenda sul pertugio che fa da porta. Un riparo molto relativo.

Poi offre pane e formaggio alla Vergine e le dà da bere l'acqua di una borraccia. «Dormi, ora » le dice poi. «Io veglierò perché il fuoco non si spenga. Vi è della legna, per fortuna, speriamo duri e arda. Potrò risparmiare l'olio del lume».

Maria si stende ubbidiente. Giuseppe la copre col mantello di Maria stessa e con la coperta che aveva prima ai piedi. «Ma tu... avrai freddo, tu». «No, Maria. Sto presso al fuoco. Cerca di riposare. Domani andrà meglio». Maria chiude gli occhi senza insistere. Giuseppe si rincantuccia nel suo angolo, sullo sgabello, con degli sterpi accanto. Pochi. Che durino a lungo non credo. Sono situati così: Maria a destra, con le spalle alla... porta, semi nascosta dal tronco e dal corpo del bue, che si è accosciato nella lettiera.

Giuseppe a sinistra e verso la porta, in diagonale perciò, e, avendo il volto al fuoco, ha le spalle verso Maria. Si gira però a guardarla ogni tanto e la vede quieta, come dormisse. Spezza piano le sue fraschette e le getta una per una sul fuocherello perché non si spenga, perché dia luce, e perché la poca legna duri. Non vi è che il bagliore, ora più vivo ora quasi morto, del fuoco. Perché il lume è stato spento e nella penombra spicca soltanto il biancore del bue e del viso e delle mani di Giuseppe. Tutto il resto è una massa che si confonde nella penombra greve.>>>  

°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°

I capitoli nr. 29 e  30 saranno pubblicati nei prossimi giorni.

 

Tutte   le  informazioni   sull'opera ,   sui luoghi ,  sugli  scritti  e sul pensiero  di  personaggi  importanti è possibile leggerli in internet al sito      http://www.scrittivaltorta.altervista.org/per_volume.htm

Si    ringrazia   la    Fondazione   Maria Valtorta  -  Centro Editoriale Valtortiano -  srl   di Isola del Liri -FR , www.mariavaltorta.com      per   aver   autorizzata   la  pubblicazione   dell’intero capitolo su Cassanoweb.

 

Commenti  

 
#6 Angela L. 2017-12-19 17:32
Idem per me, grazie ai suoi libri ho ritrovato la fede in Dio e nella chiesa. Grazie anche agli amici valtortiani e sopratutto al presidente della fondazione. Anche per me SANTA SUBITO
 
 
#5 M.V. Santa subito 2017-12-19 13:49
Se tutti attingessimo a questa fonte capiremmo molte cose, ed eviteremmo tanti problemi ,Gesù parla con semplicità ....sta a noi aprire il cuore. Documentatevi, su F.B. ci sono tanti gruppi valtortiani.W Maria Valtorta, Santa subito.
 
 
#4 Leggere e crescere 2017-12-19 09:27
Ho letto l’opera , i quaderni e quadernetti .....libri magnifici...grazie Gesu' per questo grande dono....lode e gloria a nostro Signore.
 
 
#3 gTen 2017-12-18 16:16
Sig.#1 Che c azzecca....lei si riferisce al Sant'Uffizio ( ex Santa Inquisizione ) ed all'Index. Per il primo non è stato mai accertato dalla Chiesa che l'opera potesse contenere errori in tema di fede e di costumi, ma ne fu consentita la pubblicazione ( infatti l’opera viene pubblicata in tutto il mondo) . Per l’index (l’indice dei libri proibiti) esso fu abolito il 4/2/1966 da Paolo VI, quindi di che sta parlando, se la pensassimo tutti come lei ( e dice pure che tutta la cristianità non accetta l’opera) dovremmo ancora credere che il sole gira intorno alla terra , che San Pio era un impostore ecc ecc..la lista è lunga ( vedi anche Medjugorije).
Perciò, prima di sparare giudizi è sempre bene documentarsi, anche per rispetto delle altrui opinioni che non devono necessariamente coincidere , e per lo meno proporre argomenti di confronto più seri.
Per quanto riguarda l'Opera della Valtorta, il dibattito tutt'ora aperto su più fronti dimostra che la problematica è complessa e valutata seriamente da intellettuali, studiosi, teologi, consacrati, personalità ecc.ecc.
 
 
#2 Silvana Pelle 2017-12-17 17:00
Grazie per questi brani che pubblichi. Io sono al secondo libro del poema. È una vera grazia!
 
 
#1 Che c azzecca 2017-12-16 22:17
Questo, come altri libri di questa "mistica" fu inserito a suo tempo nell'elenco dei libri all'indice, non riconosciuto né accettato come ispirato né dalla chiesa cattolica né dal resto della cristianità. Il suo scritto fu definito dall'osservatore romano "vita di Gesù malamente romanzata"
Quale l'utilità di inserire questi scritti su questa testata?!
Mistero
 

Aggiungi commento

rispettando il regolamento http://regolamento.lavocedelpaese.it/

ULTIMI COMMENTI