Minori, una mamma scrive a Pignatale. La risposta dell'ex assessore

minore copy

Da una nostra lettrice, che chiede la riservatezza, ricevimao e pubblichiamo una lettera aperta rivolta al dott. Davide Pignatale, ex Assessore al Bilancio e candidato al Consiglio Comunale.

 

 

Gentile dottor Davide Pignatale,

chi le scrive è una delle tante mamme cassanesi che si trova a combattere da anni contro le ingiustizie di un sistema di servizi sociali, anche locali, che più che guardare alle persone, guardano a cavilli e leggine.

Le scrivo questa lettera aperta – e mi perdoni se mantengo l’anonimato, ma la Redazione di questo giornale ha tutti i miei dati e mi ha garantito la riservatezza: non vorrei subire ulteriori diffamazioni da parte di qualcuno con cui lei ha amministrato -  dopo aver a lungo ripensato alle sue parole del comizio dell’altra sera a proposito di affidamento di minori.

C’è grande inesattezza in quello che lei ha detto sulla procedure sulla scelta delle strutture di ricovero dei minori: non è vero che sono i giudici a decidere la struttura dove rinchiudere i ragazzi  ma sono i  servizi del Comune a scegliere la struttura! Non è un caso, infatti, che in una recente lettera del Segretario Comunale sia stata sottolineata proprio questa grave carenza da parte dell’assessorato competente…

Quello, poi, che vorrei capisse è che la sofferenza che la burocrazia infligge a noi famiglie è pari ad un ferro rovente nella carne viva.

Perché i nostri figli sono carne viva, che spesso vediamo deperire giorno dopo giorno, rinchiusi in strutture dove quasi mai l’amore e l’attenzione sono parte della vita quotidiana. Non voglio elencarle casi ed episodi che potrebbero anche essere oggetto di denuncia da parte mia ma sappia che ho fatto la mia parte, che con il mio avvocato abbiamo da tempo segnalato a chi di dovere tutto ciò che di brutto, orrendo e ingiusto mia figlia sta subendo da anni in una di queste strutture dove è rinchiusa. Sì, rinchiusa: ha letto bene. Perché purtroppo, evidentemente, molti di voi politici vi svegliate e guardate ai problemi della gente, dei cittadini che amministrate, solo in queste occasioni, nelle campagna elettorali ma poi ci abbandonate a noi stessi e alla burocrazia che ci stritola e ci annienta, nei nostri affetti, nelle nostre vite.

Io non ce l’ho con lei: non mi pare neppure di conoscerla. Ma ascoltare quelle parole mi ha fatto male, molto male. Perché significa che io non ho saputo spiegare al mondo la mia sofferenza, quello che provo nel guardare mia figlia e i suoi occhi che si spengono e che tutte le mie lotte sono servite a poco, a nulla. La speranza è l’ultima a morire, si dice e io ci credo. Ma, davvero, è dura, molto dura, sapere di essere nella ragione e non sentirsela riconoscere; vedere le nostre sofferenze rese quasi incredibili da chi dovrebbe, invece, alleviarle perché la vita con noi si è rivelata sfortunata.

Mi creda.

Una mamma cassanese.

 

A stretto giro di posta, riceviamo e pubblichiamo la risposta a questa lettera da parte del dott. Pignatale. 

 Gentile Signora, umanamente le sono molto vicino, non conosco la sua vicenda ma da genitore posso solo lontanamente immaginare il dolore che si prova nel vedersi portar via un figlio e perdere la quotidianità e l’affetto più caro nella vita di un uomo.

Mi permetta però di approfondire quanto lei ha giustamente sollevato, se ha la possibilità di ascoltare il passaggio evidenziato io ho detto chiaramente che “alcune volte” sono i giudici che indicano le strutture e non “sempre”.

Quello che lei dice è vero ma necessità di un chiarimento, spesso se un giudice indica i servizi e il piano educativo concordato con i servizi sociali a cui il minore deve essere sottoposto, formalmente non sta indicando la struttura ma di fatto sta restringendo il campo di scelta alle strutture che offrono quei determinati servizi, quelle determinate figure professionali utili al perseguimento del progetto educativo.

Personalmente non conosco il suo caso, ma oggi posso solo darle la disponibilità a fare quanto nelle mie possibilità per affrontare la sua situazione nel rispetto dei ruoli e delle competenze.

È sempre necessario trattare con estrema cautela questioni così delicate e se sarò io ad occuparmene ritengo necessario avere con lei sin da subito un incontro per poterla ascoltare ed eventualmente studiare insieme una soluzione perché come lei ha ben detto, la burocrazia non può e non deve infliggere sofferenze a nessuno tantomeno a un genitore ed al proprio figlio. Come saprà un assessore o un politico in genere, non possono entrare nel merito di questioni che sono di esclusiva competenza dei funzionari e nel caso specifico delle figure preposte a tali compiti quali gli assistenti sociali.

La competenza del politico è quella di vigilanza e controllo, che credo ancor di più quando si parla di bambini, vada esercitato con rigore e serietà.

La ringrazio per questo confronto costruttivo e per l’umanità del suo messaggio, le auguro con tutto il cuore che tutto si possa risolvere per il meglio.

Davide Pignatale