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Le "tragiche" avventure negli uffici ASL di Cassano

asl bari

Da una nostra lettrice, prof.sa Ana Maria Tomaziu, riceviamo e pubblichiamo.

 

Finalmente decido  di occuparmi della propria salute! E’arrivata l’ora, pensavo, mentre mille pensieri positivi legati dalle pratiche precise dell’Italia mi giravano per la testa. Già vedevo le persone sorridendomi, pronte ad accogliermi con le bracce aperte, chiedendomi se sto bene, se ho bisogno di qualcosa, oppure spiegarmi per bene come funzionano certi servizi del sistema sanitario. Dopo un anno di lavoro nelle scuole, correndo da una località ad altra per educare gli alunni nello spirito dell’integrazione, della tolleranza e dell’apertura verso l’altro, spettava anche me curare la propria salute. E’ vero che sono straniera, sono di nazionalità rumena, però lavoro sempre e pago le tasse per lo Stato italiano così come lo fanno  gli italiani stessi.

Dopo due settimane di andata-ritorno tra la mia casa e Azienda Sanitaria – Asl- Cassano delle Murge, per rinnovare le mie esenzioni,  mi rendo conto che svolgevo azioni inutili, perché il servizio Anagrafe, dove si fanno tale pratiche, era chiuso. Chiuso e basta!  Nessuna informazione  sulla  cartina che sta di solito attaccata sulla porta chiusa bene con la chiave. Niente spiegazione,  nella virtù dell’economia di parole… La crisì, uffa!

Alla fine, un signore che lavora là ci ha detto che “FORSE…FORSE” la signora che lavora qui potrebbe venire al lavoro e che non si sa se lei accetterà, datto il fatto che “si trova in malattia”. Poi ci aggiunge che “chi ha bisogno di risolvere i propri bisogni, si dovrebbe indirizzare al servizio di Acquaviva”.  Niente obiezioni. Certo che se la signora è malata, non possiamo pretendere di farla venire al lavoro.   

Lunedì, ore 10,30…Il sole brucia come mai questi in giorni e l’aria è  davvero irrespirabile. Mi indirizzo al ASL, per vedere se la signora  “forse” si è fatta bene ed è tornata al lavoro. Il suo compito, per quello che ho capito, è di lavorare col pubblico, stabilire con le persone un rapporto professionale giusto e corretto, non dico anche umano… Arrivo al punto di interesse per le 11 meno un quarto. Sorpresa: la signora stava dentro. Sulle sedie, sistemate come per vedere un film al cinema,  “riposavano” cinque o sei signore (non mi ricordo esattamente) che aspettavano il loro turno. Parlavano tra di loro, ogni tanto scuotevano la testa per sfogare un po’ la loro insodisfazione per quello che succedeva “Dentro”. “Un cinema con lo schermo nascosto”, pensai, mentre mi siedo tranquilla tra due signore. Allora una di loro mi informò subito che la signora non riceve più dopo di loro e che la stessa ha consegnato già i numere per i turni e non lo farà più. Aspetto comunque, mentre arrivavano pure tante alte persone tra le quale una donna incinta albanese ed un’altra che ha appena partorito . Sulla porta stava scritto grande: “UFFICIO ANAGRAFE ASSISTIBILI. ORARIO APERTURA AL PUBBLICO.” E più giù era aggiunto un pocchino più piccolo:” dal lunedì al venerdì: 9,00 – 11,30” e poi: “giovedì pomeriggio: 15,30 – 17,00.” Tutto bene, allora, mi dico, ma qualcuno che sembra di avermi letto il pensiero, mi fa vedere che quella cartina non è più valida e che accanto ad essa stava un’altra… Era una cartina piccolina, appena in vista, messa  affianco, un po’ alla sinistra, alla prima con la dicitura: “Dal 1 luglio 2015 L’UFFICIO ANAGRAFE SARA’ APERTO SOLO: IL LUNEDI’ – MERCOLEDI’ – VENERDI’”. E poi basta. Niente orario, niente chiarimenti. Quello che “sa leggere”, come poi ha insinuato la signora da dentro, riesce a fare una connessione logica tra le due cartoline. Quindi: Prima si legge la prima cartina, poi questa ti condurrà alla cartina dal fianco. Se sei fortunato a individuarla, non basta. Devi fare un collegamento a rovescio, cioè tornare indietro alla prima cartina per vedere l’orario. Poi devi risolvere l’ultima prova e sei vincente: devi capire che il giovedì pomeriggio (l’orario sulla cartina grande) non  è incluso sulla cartina piccola. Se hai risolto questo problema, devi venire la mattina. “FORSE” la signora deciderà di venire.

Dopo tutto questo, la signora non vuole più prendere altre persone, anche se sono appena le 11,00 e sulla porta  richiama la tua logica la parola “APERTO”.” Si, è aperto”, dice la signora, ma io non   voglio più prendere le persone che devo fare le pratiche”. Un signore più coraggioso  minaccia con la  “Striscia la notizia” e, sorpresa! viene chiamato dentro… La signora albanese, incinta in sette mese, aspetta in piedi  per un tempo (doveva fare soltanto una domanada!) e poi se ne va dellusa, dicendo che paghera ancora per due altri mesi  del periodo rimasto fino al parto. Un’altra signora giorgiana, che stava in disparto, dalle 10, 30, senza biglietto, se ne va pure lei. E’ badante e deve stare vicino al malato che cura. Sospira, è molto triste, esce tenendo una mano sulle spalle che, evidentemente, era la parte che le dava più problemi. Rimaniamo tre persone, inclusa me che avevo l’intenzione precisa di parlare con la signora chiusa, questa volta con “dieci lucchetti”, “lavorando alle pratiche”. Esce preparata a dare una correzione a quelli  che “non capiscono stare buoni”. Provo a parlarla, ma lei inizia gridare e, nonostante io le do del “lei”,  la stessa mi contrabbate con un “TU” volgare, dicendomi che quello che sta scritto sulla porta, lei lo ha scritto in “tante lingue”… (Magari!…Non sarebbe mica male !)…Poi mi chiede se so leggere…Sono una ricercatrice alla Scuola Dottorale in Filologia (rumeno-italiano), penso che qualche cosa riesco a leggere…

Le persone che avevano ricevuto il biglietto, mi hanno detto che la signora sarebbe  arrivata, in quella mattina, per le 10,30. Chiedendole se il orario è valido, visto anche il suo arrivo a quell’ora (secondo a quello che ho sentito),lei si arrabbia ancora di più, sbattendomi la porta in faccia.

”Pentita”, pensai, per il suo gesto, esce e mi fa vedere la cartina piccola. Le dico che non sta l’orario e lei mi guida sulla cartina grande, facendomi vedere “l’orario giusto”.  Ma giovedì?!!!Mi dice che ha da fare e io le sto facendo perdere il tempo. Quindi: lei deve lavorare. Le volevo ricordare che il suo lavoro include anche noi, ma un’altra porta sbattuta in faccia, mi chiude ogni prospettiva…

 Ana Maria Tomaziu

 

 

 

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