Istat e fili spezzati: le riflessioni di un cassanese

panorama di Cassano

 

Un incremento demografico del 19% in dieci anni non è socialmente sostenibile, tanto più quando l'incremento non è generato da un aumento della crescita economica del territorio (es. avvio di nuove attività produttive) o dall'incremento della natalità, ma solo dall'andamento del mercato immobiliare.

Qualche settimana fa il Direttore scriveva di come Cassano sia ormai diventato un luogo in cui abitare e non più un luogo in cui vivere, frase azzeccata che condivido in pieno.

I numeri del censimento sono contemporaneamente una conferma e la spiegazione di quello che è accaduto e che accade sotto gli occhi di una cittadinanza incapace di imporre ai propri amministratori scelte che tutelino la qualità di vita del paese.

20 anni di scellerata politica edilizia hanno prodotto i risultati che sono sotto gli occhi di tutti: dallo scempio del territorio al disfacimento sociale di una cittadina. Per di più con la beffa che alle imprese ed ai lavoratori di Cassano sono andati, e continuano ad andare, solo le briciole della "torta edile" che è stata spartita.

Sulla materia potevano essere fatte scelte differenti, privilegiando il rispetto del territorio e la qualità urbana, piuttosto che la cementificazione selvaggia; e non mi riferisco solo a quanto accaduto sulle nostre colline, ma anche quello che è stato fatto nel centro urbano.

Chissà se nella campagna elettorale che verrà si parlerà di scelte strategiche, fra cui cosa farne di questo paese; il mio timore è che si giocherà tutta sulla raccolta dei rifiuti e sui vasconi.

Vito A. Smaldino