Progetto "Lame": e se imparassimo dai nostri nonni?

Le querce secolari a rischio

 

Ci sono diverse maniere, per una comunità, di fronteggiare un problema.In cima alla lista delle probabilità c’è la scelta migliore: quella che non soltanto lo risolve eliminandone le cause, ma che, in aggiunta, crea i presupposti perché da una situazione potenzialmente negativa, la comunità stessa si trovi a beneficiare delle conse

guenze indirette di tale scelta.

All’estremo opposto, figurano quei provvedimenti che, non solo non eliminano il problema, ma ne creano potenzialmente un altro, dalle conseguenze -se possibile- peggiori del primo.

Nel mezzo, tutta l’infinita sequela di interventi scelti ed attuati secondo le mille possibilità che di volta in volta le necessità, l’opportunismo, la politica, il clientelismo, il malaffare o più semplicemente l’incompetenza, suggeriscono.

Ad optare per l’una o per l’altra via sono sempre e comunque delle persone, ed ogni decisione ne rifletterà inevitabilmente nel corso del tempo lo spessore, la sensibilità, la lungimiranza; senza mai dimenticare che occuparsi della “cosa pubblica” non è mai stato esercizio facile neanche in passato, quando ben altri ideali e ben altre menti erano chiamate a farlo.

Tuttavia, l’attuale discussione sul famoso “Progetto Lame”, mi induce a fare una riflessione su come, anche stavolta, il tempo non abbia giovato a nulla poiché, a dispetto dei grandi mezzi tecnologici a disposizione e delle aumentate conoscenze del territorio, il paragone con quanto i nostri avi furono capaci di fare risulti impietoso, per noi cassanesi del terzo millennio.

Parecchi decenni fa, il problema del controllo e del convogliamento delle acque piovane dell’area murgiana si pose in maniera pressante agli abitanti di queste nostre zone. Numerose e catastrofiche erano state, da sempre, le alluvioni; ed ultimamente, finanche la popolosa città di Bari era stata vittima delle acque impetuose che, scendendo dalle Murge, devastavano ogni cosa, sia creata dalla natura stessa, sia costruita dall’uomo.

Ai nostri nonni, ai nostri padri, venne la felice idea di creare dal nulla quello che ancora oggi, pur tra mille difficoltà, possiamo considerare uno dei pochissimi fiori all’occhiello della nostra Cassano, ovvero la Foresta Mercadante.

Un progetto che “creava”, che “aggiungeva”, che modificava in maniera positiva un territorio, migliorandolo, rendendolo funzionale ad una necessità, e al tempo stesso innescava un circolo virtuoso, i cui benefici sono ancora ben visibili e godibili dalla comunità. Può anche darsi che all’epoca la cosa non fosse percepita in tutta la sua interezza, e che anche allora ci fossero state polemiche, sospetti e discussioni. Alla prova della storia però, possiamo senza dubbio affermare che una tale decisione si colloca all’apice di quella scala cui facevo cenno all’inizio.

Oggi siamo al cospetto di una decisione (non abbiamo ben capito se revocabile o irrevocabile) che prevede, per una necessità assai simile a quella di allora, la costruzione di vasconi in cemento armato (spero) nei quali convogliare le acque.

Il termine “costruire” non tragga in inganno: stavolta non si tratta di “creare” né “aggiungere”, bensì di scavare, di sottrarre, di deturpare. Il territorio non ne risulterà affatto abbellito ma anzi: la collocazione di tali manufatti sopra il paese, potrebbe renderli potenzialmente pericolosi come ordigni programmati ad esplodere in maniera “random”, secondo i capricci di Madre Natura.

Da queste semplici considerazioni, parrebbe facile ipotizzare come ci si trovi al cospetto di una scelta catalogabile fra le peggiori, sempre secondo quella scala suddetta.

La domanda che dovremmo porci è dunque se quanto stiamo pensando di fare possa costituire per i nostri figli e nipoti una miglioria, un dono, un apporto al miglioramento della loro qualità di vita. Se, sottoposta al giudizio della storia, anche questa opera possa essere catalogata come un bene.

Da quel che leggo non ce lo stiamo chiedendo, preferendo dare per scontata ed esatta la nostra personale interpretazione, a seconda che si abiti o meno nelle vicinanze, che si sia vicini o meno ideologicamente a quanti parteggiano per l’uno o l’altro partito.

Non mi schiererò né da una parte né dall’altra, sia perché mi mancano le cognizioni necessarie ad esprimere un parere definitivo, sia perché –come spesso accade- la contrapposizione ha finito per assumere i toni dello scontro politico.

La mia vuole essere solo una (amara) constatazione di come, gente con pochi mezzi economici, tecnologici e culturali, sia stata in grado, in passato, di compiere scelte molto più logiche di quelle che noi, coi nostri mezzi, siamo stati capaci di ipotizzare e (forse) realizzare, oggi.