Piano di Zona: La Sindaca: "serve coraggio amministrativo"

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Dopo il nostro articolo sulla delicata situazione al Piano di Zona, che eroga i servizi sociali per una serie di Comuni fra cui Cassano, abbiamo chiesto a due fra i Sindaci più attivi dei Comuni coinvolti la loro posizione ed opinione.

Il Sindaco di Acquaviva delle Fonti Davide Carlucci non ha inteso rispondere. La Sindaca di Cassano delle Murge Maria Pia Di Medio ha inviato alla redazione questa nota, che racchiude i tratti salienti della vicenda e invita i suoi omologhi ad atti di coraggio amministrativo in favore delle fasce deboli, sempre più bisognose.

 

La questione relativa alle attività del Piano di Zona è da esaminarsi su due aspetti.

Il primo riguarda tutta la gestione dei servizi che vengono attualmente erogati “a singhiozzo” e con proroghe in base alle disponibilità economiche poichè è assente la figura del Coordinatore (fondamentale per una gestione continuativa e rispondente alle necessità sociali, poichè è colui -o colei – che si occupa della redazione e dello svolgimento delle gare per l’affidamento dei servizi) da circa due anni.

A questo si aggiunga lo stato di dissesto del Comune di Grumo (capofila) al quale sono demandate tutte le incombenze contabili e di Bilancio dei fondi del PdZ. A questo aggiungiamo che altri due Comuni dell’Ambito sono in predissesto.

Come è noto i Comuni in dissesto hanno delle limitazioni nel recepimento di fondi e nella loro gestione per l’assunzione di personale destinato ai servizi.

E qui si inserisce il secondo problema.

L’Ambito aveva, tre anni fa, assunto a tempo determinato 6 assistenti sociali ( 1 per ogni comune). Il 30 giugno scadeva il termine per eventuale proroga di alcuni mesi, con la possibilità di far completare loro i tre anni che davano diritto alla stabilizzazione. La proroga poteva essere effettuata senza incidere sulle quote dei Comuni poichè, attuando il Piano Povertà (che non si è ancora attuato....per i motivi di cui sopra), si potevano utilizzare i fondi ivi previsti per il personale. In questo modo si sarebbe evitata la perdita di 6 posti di lavoro ed il disservizio, oggi purtroppo  realtà, dovuto al licenziamento delle 6 assistenti sociali PON. Per inciso il  Comune di Cassano non essendo in dissesto  ed utilizzando l’autonomia decisionale prevista, ha agito acquisendo il contratto della Assistente Sociale PON con la continuità lavorativa e limitando il danno per l’erogazione dei Servizi al Sociale. Pertanto i restanti Comuni, con le problematiche di dissesto o predissesto, si accingeranno ad un nuovo bando pubblico che sarà concluso fra qualche mese.

In questo periodo numerosi sono stati gli incontri del Coordinamento istituzionale durante i quali  sono state esaminate diverse possibilità di risoluzione dei gravi e, apparentemente, insuperabili  problemi. Dalla collaborazione di ogni Comune con la messa a disposizione di una unità operativa una volta a settimana (stante l’esiguità di personale.....) al Commissariamento (che in realtà non risolve il problema perchè si fa sempre riferimento dal punto di vista contabile e di Bilancio al Comune Capofila, con tutti i problemi presenti)  fino anche alla modifica del Comune Capofila ( cosa oltremodo complessa perchè la Legge Regionale  che istituisce gli Ambiti cita espressamente che “il comune Capofila è il Comune  dove ha sede il Distretto Socio Sanitario-ASL).

Numerosi sono stati anche gli interventi dei Sindacati e della sottoscritta nei confronti dell’Assessorato Regionale, che il 25 giugno  ha richiesto un ulteriorie Coordinamento istituzionale dal quale appunto è emersa la direttiva di procedere celermente al bando per l’individuazione del Coordinatore e al bando per l’assunzione di nuovi Assistenti sociali, demandando ad un tavolo tecnico allargato la soluzione delle problematiche che si dovessero presentare in forza allo stato  gestionale del Comune Capofila. 

Personalmente mi sono sempre dichiarata contraria al licenziamento delle Assistenti Sociali PON che si sono rivelate preziose  per tutti i Comuni, soprattutto in questo  periodo di pandemia   per la gestione dei fondi ministeriali destinati ai soggeti fragili. Ho sempre auspicato un maggiore impegno, da parte dei “tecnici” per la risoluzione della problematica in modo da non creare disservizi...  Inoltre  tutti i  Sindaci siamo sempre stati critici nella mancanza della figura del Coordinatore e sulla inerzia del Capofila su questo aspetto, sollecitando più volte il bando. Il comune Capofila ha giustificato il ritardo con la assenza di dipendenti che se ne potessero occupare.......  

Senza dare colpe a chi  è giunto da poco alla guida del Comune di Grumo,   non si può però non  rilevare il peso di tale situazione che va a colpire proprio le frange più deboli dei nostro concittadini e che richiede anche atti di “coraggio amministrativo”  che possano dare una svolta in senso di fornitura di sevizi indispensabili come quelli verso il sociale.

Sono convinta che mai nessuno potrà condannare qualcuno che ha fatto il proprio dovere, anche prendendo decisioni in situazioni vuoto normativo, in favore di chi è in stato di bisogno, evitando lo spreco delle risorse che altrimenti “tornano indietro” mentre sono indispensabili per affrontare problematiche sempre più crescenti.