Piano Regionale rifiuti bocciato dal Movimento 5 Stelle

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 La criticità del Piano Rifiuti adottato dalla Giunta regionale è stata al centro della conferenza stampa tenuta ieri dal gruppo M5S che ha espresso forti perplessità in ordine all’impianto del provvedimento.

Pur recependo i principi dell’economia circolare, il piano - secondo i pentastellati – è fortemente inadatto a raggiungere elevati obiettivi di raccolta differenziata (l’obiettivo del 65% da perseguire nel 2020 si sarebbe dovuto raggiungere già nel 2012) e a chiudere il ciclo dei rifiuti, condannando i cittadini agli aumenti dell’ecotassa. Inoltre il Piano non tiene conto della gerarchia dei rifiuti, come dimostrato dalla proposta di nuovi impianti per la produzione di CSS (combustibile solido secondario) derivato dalla lavorazione in anaerobico dei rifiuti urbani non pericolosi e speciali non pericolosi, scartando completamente il recupero della materia. 

Il M5S ha ricordato la presentazione, sin dal 2016, della proposta di legge Rifiuti zero contenente misure concrete per prevenire la produzione di rifiuti, recentemente bocciata in commissione ambiente. 

Antonio Trevisi ha evidenziato il fallimento della Giunta Emiliano nella gestione del ciclo rifiuti, con un modello di governance basato su una centralizzazione eccessiva (con i rifiuti che vanno in giro per tutta la Puglia) e su una gestione impiantistica, in capo all’Ager, non in grado di assicurare il principio di prossimità dando più voce ai comuni. Inoltre la bozza di piano punta sul recupero energetico (che è residuale) anziché sul recupero della materia, in linea con quanto chiesto anche dalla Ue. 

Secondo Antonella Laricchia servono, quindi, ATO (Ambito territoriale ottimale) strutturati a livello provinciale e ARO (Ambito raccolta ottimale) piccoli e in funzione del rispetto del principio di prossimità. Necessita, quindi, un sistema strutturato sul porta a porta, sugli incentivi concreti a beneficio dei cittadini virtuosi nello smaltimento differenziato e fondi ai comuni per potenziare ulteriormente il lavoro di sensibilizzazione della popolazione. Il coinvolgimento dei sindaci è centrale: occorre lavorare per un superamento dell’accordo ANCI-CONAI per mettere i comuni nelle condizioni di negoziare le tariffe della differenziata. 

In ordine alla gestione della frazione umida, Gianluca Bozzetti ha auspicato la realizzazione di piccoli impianti aerobici (al posto di quelli anaerobici che sono fortemente impattanti e non producono compost di qualità) distribuiti sul territorio, sempre secondo il principio di prossimità (e comunque sempre inferiori alle 40 mila t.) e tenendo conto della densità abitativa e dei flussi turistici. 

Grazia Di Bari ha evidenziato il ricorso estremo alle discaricate private che si è intensificato con l’avvento dell’Ager, con conseguente aumento dei costi. Occorre lavorare, invece, per una graduale diminuzione del ricorso alle discariche fino al 2050. 

Secondo Cristian Casili gli impianti pubblici esistenti sovraordinano la produzione di energia, anziché puntare al recupero delle materia. La bozza di piano in discussione – secondo il pentastellato – ha poco di tecnico guardando più agli interessi lobbistici.