La “Settimana Santa” in epoca di corona virus

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Cari fratelli

        Quest’anno vivremo una Settimana Santa molto speciale, una Settimana Santa che sarà indimenticabile, una Settimana Santa in cui i sacerdoti celebreremo da soli, a porte chiuse e senza popolo, solamente assistiti da pochi collaboratori per il servizio liturgico.

        A differenza degli altri anni non faremo la processione con le palme, né con il Cero, né altre processioni tradizionali; a differenza degli altri anni non laveremo i piedi degli Apostoli; non avremo il “Sepolcro” (purtroppo ancora oggi viene chiamato così l’Altare della Reposizione), e ancora, a differenza degli altri anni non faremo le visite ai “Sepolcri”.

        Tuttavia, se è lecito sognare, sogno una Settimana Santa eccezionale, speciale perché, liberi da tutto ciò che ci impediva di accostarci a Dio come la passeggiata al mare, in montagna o fuori porta, abbiamo tempo.

Ecco come:

        La Domenica delle Palme la gente non verrà al tempio per ricevere Gesù. Però Gesù può andare per le strade, o meglio, può stare per le strade. Sogno che ogni famiglia può manifestare questa presenza tagliando dei rami da qualunque tipo di pianta o di albero che tiene in casa e, all’ora in cui il Papa nella Cattedrale della Chiesa Universale (alle ore 11) celebra l’Ingresso solenne di Gesù in Gerusalemme partecipare portando al balcone (o finestra) un’immagine di Cristo, meglio ancora se un Crocifisso, sventolando quei rami e proclamando qualcuna delle giaculatorie inneggianti a Cristo.  Quei rami si potranno considerare benedetti, perché non è l’acqua che benedice, ma Cristo.

        Per il Giovedì Santo sognerei una celebrazione intima, familiare come la celebrò Gesù nel Cenacolo con i suoi intimi. Ogni Capofamiglia può proclamare il racconto evangelico dell’Ultima Cena; può lavare i piedi dei membri della sua famiglia e così scoprire che l’autorità cristiana ci viene data per servire, non per comandare. Benedetto il pane – siamo tutti sacerdoti per il Battesimo – lo può dividere e lo condividerlo con i membri della propria famiglia realizzando così il vero significato dell’Eucarestia.

        Il Venerdì Santo sognerei che durante la celebrazione del Santo Padre ogni Capofamiglia ritiri dal balcone l’immagine del Crocifisso e, come in processione, lo porti al centro della casa cantando qualche inno penitenziale (p. es. “Perdonami mio Signore…). Al momento in cui il Papa eleva la Croce, proclami alla famiglia quello che sta proclamando il Papa nel tempio: ECCO IL LEGNO DELLA CROCE DAL QUALE PENDE LA SALVEZZA DEL MONDO”, e tutti, inginocchiandosi, proclamino “VENITE, ADORIAMO”. E. baciandola, cantino “EVVIVA LA CROCE…”

         Pasqua: Un paese vestito a festa è ciò che sogno, con le facciate, i balconi, le finestre addobbati di fiori, piante e di tanti segni della fede (penso anche ai Gagliardetti della Madonna) e una famiglia riunita attorno alla TV che partecipa alla Messa del Papa, riceve la Benedizione “Urbi et Orbe” e alle 12,00 in punto, al suono festoso di tutte le campane del paese, dall’uscio della porta, dai balconi o dalle finestre di casa tutti cantino e applaudano a CRISTO RISORTO.

        Io ho espresso il mio sogno, più precisamente il desiderio che nutro dentro il cuore. Sta a chi lo condivide e ne ha la possibilità tradurlo in realtà.

        Così questa sarà una Settimana Santa speciale e quel Cristo che non possiamo andare a visitare in Chiesa ci dirà “STATE A CASA, VERRO’ IO DA VOI”, visiterà le nostre strade, si farà presente nelle nostre case, e farà della nostra famiglia una vera Chiesa domestica.

        Auguri da me e dai Confratelli della Comunità Agostiniana del Santuario.

A tutti un fraterno abbraccio

P. Mario