Martedì 11 Agosto 2020
   
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La settimana santa di Maria Valtorta

Via Crucis

Ho letto un post  del gruppo facebook “Scritti di Maria Valtorta e catechesi sulla Sacra Scrittura” e lo riporto integralmente:

???? Andrea Bocelli consiglia la lettura dell’Opera maggiore di Maria Valtorta ????

https://www.youtube.com/watch?v=DBX7eVRSFSM

Lunedì 16 marzo, nel corso della trasmissione “Uno, nessuno, 100Milan” in una diretta a Radio24, dice:

“[…] sono d’accordo con il direttore, perché, in questo tempo chiusi in casa, la lettura è un grande escamotage. In questi giorni ho trovato un libro molto interessante, bellissimo… un libro di quattro o cinquemila pagine… perfetto, no?, in una situazione come questa.

È un libro di una mistica italiana che si chiama Maria Valtorta. Lo suggerisco a tutti quelli che sono chiusi in casa e non sanno cosa fare.
Si intitola “L’Evangelo come mi è stato rivelato”… non c’è libro migliore in giorni come questi.”

Il nome di Andrea Bocelli si aggiunge a quello degli illustri personaggi che in ogni tempo hanno apprezzato l’opera valtortiana. Al pari di tutti i lettori, illustri e non, anche lui trae beneficio spirituale dalla scoperta e dalla lettura de “L’Evangelo come mi è stato rivelato” di Maria Valtorta. E spontaneamente nasce in lui la volontà di condividere queste sensazioni con quanti lo conoscono e lo ammirano.
Grazie.””””

Questa testimonianza mi  spinge a ricordare ai lettori di Cassanoweb  ciò che è stato già scritto su Maria Valtrorta ( rintracciabile con l’opzione Naviga” poi Cerca  sulla Home Page ) e dopo lo stupendo racconto sulla natività di  Gesù, propongo una lettura adeguata ai tempi che stiamo vivendo, coincidenti anche con la settimana santa.

Possiamo  leggere i capitoli dal n. 601 al  n. 615 del volume X dell’opera, ove è raccontata in modo  realistico e tremendo  tutta la via crucis di Nostro Signore Gesù Cristo  e,  non potendo pubblicare tutte le loro pagine,   lascio ai lettori la lettura di quei capitoli e soprattutto dei capitoli

608. La via dolorosa dal Pretorio al Calvario

   

http://www.scrittivaltorta.altervista.org/10/10608.pdf

609. La crocifissione, la morte e la deposizione dalla croce

 http://www.scrittivaltorta.altervista.org/10/10609.pdf

E’ una lettura che richiede molto coraggio, per come viene descritta la crudeltà degli aguzzini e le sofferenze patite da NS Gesù Cristo e di sua Madre; leggere queste pagine significa partecipare, essere presenti allo straziante scenario che la Valtorta rappresenta, con l’ispirazione che riceveva durante le sue mistiche visioni.

Riporto invece tutto il capitolo  della resurrezione descritta dalla mistica, con la speranza che la Resurrezione avvenga anche nel nostro Paese e ci faccia dimenticare tutto questo periodo difficile e di  sofferenze .

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617. La Risurrezione

Rivedo la letificante e potente Risurrezione di Cristo.

Nell’ortaglia è tutto silenzio e brillìo di rugiade. Sopra di essa un cielo che si fa di uno zaffiro sempre più chiaro, dopo avere lasciato il suo blu-nero trapunto di stelle che per tutta la notte aveva vegliato sul mondo.

L’alba respinge da oriente ad occidente queste zone ancora oscure come fa l’onda durante un’alta marea che sempre più avanza, coprendo il lido scuro e sostituendo il bigio nero dell’umida rena e della scogliera coll’azzurro dell’acqua marina.

Qualche stellina non vuole ancora morire e occhieggia sempre più debole sotto l’onda di luce bianco verdina dell’alba, di un latteo sfumato di bigio, come le fronde degli ulivi assonnati che fanno corona a quel poggio poco lontano.

E poi naufraga sommersa dall’onda dell’alba, come una terra che l’acqua sormonta. E ce ne è una di meno... E poi ancora una di meno... e un’altra, e un’altra.

Il cielo perde i suoi greggi di stelle e solo là, sull’estremo occidente, tre, poi due, poi una, restano a riguardare quel prodigio quotidiano che è l’aurora che sorge.

Ed ecco che, quando un filo di rosa mette una linea sulla seta turchese del cielo orientale, un sospiro di vento passa sulle fronde e sulle erbe, e dice: «Destatevi. Il giorno è risorto».

Ma non sveglia che le fronde e le erbe, che rabbrividiscono sotto i loro diamanti di rugiada ed hanno un fruscio tenue, arpeggiato di gocce che cadono.

Gli uccelli ancora non si destano fra i rami folti di un altissimo cipresso che pare domini come un signore nel suo regno, né nell’aggrovigliato intreccio di una siepe di allori che fa riparo al vento di tramontano.

Le guardie annoiate, infreddolite, assonnate, in varie pose vegliano il Sepolcro, la cui porta di pietra è stata rinforzata, al suo orlo, da un grosso strato di calcina, come fosse un contrafforte, sul bianco opaco della quale spiccano i larghi rosoni di cera rossa, impressi con altri, direttamente nella calcina fresca, del sigillo del Tempio.

Le guardie devono avere acceso un fuochetto nella notte, perché vi è della cenere e dei tizzi mal bruciati al suolo, e devono avere giocato e mangiato, perché sono ancora sparsi resti di cibo e dei piccoli ossi puliti, certo usati per qualche giuoco, uso il nostro domino o il nostro fanciullesco giuoco delle biglie, giocati su una primitiva scacchiera tracciata sul sentiero.

 Poi si sono stancate ed hanno lasciato tutto in asso, cercando pose più o meno comode per dormire o per vegliare.

Nel cielo, che ora ha, all’oriente, una plaga tutta rosata che sempre più si estende nel cielo sereno, dove per altro ancora non è raggio di sole, si affaccia, venendo da profondità sconosciute, una meteora splendentissima, che scende, palla di fuoco di insostenibile splendore, seguita da una scia rutilante, che forse non è altro che il ricordo del suo fulgore nella nostra retina.

Scende velocissima verso la Terra, spargendo una luce così intensa, fantasmagorica, paurosa nella sua bellezza, che la luce rosata dell’aurora se ne annulla, superata da questa incandescenza bianca.

Le guardie alzano il capo stupite, anche perché, con la luce, viene un boato potente, armonico, solenne, che empie di sé tutto il Creato.

Viene da profondità paradisiache. È l’alleluia, il gloria angelico, che segue lo Spirito del Cristo che torna nella sua Carne gloriosa.

La meteora si abbatte contro l’inutile serrame del Sepolcro, lo divelle, lo atterra, fulmina di terrore e di fragore le guardie messe a carcerieri del Padrone dell’Universo, dando, col suo tornare sulla Terra, un nuovo terremoto, come lo aveva dato quando dalla terra era fuggito questo Spirito del Signore.

Entra nel buio Sepolcro, che si fa tutto chiaro della sua luce indescrivibile, e mentre questa permane sospesa nell’aria immobile, lo Spirito si rinfonde nel Corpo immoto sotto le funebri bende.

Tutto questo non in un minuto, ma in frazione di minuto, tanto l’apparire, lo scendere, il penetrare e scomparire della Luce di Dio è stato rapido...

Il «Voglio» del divino Spirito alla sua fredda Carne non ha suono. Esso è detto dall’Essenza alla Materia immobile.

Ma nessuna parola viene percepita da orecchio umano. La Carne riceve il comando e ubbidisce ad esso con un fondo respiro...

Null’altro per qualche minuto.

Sotto il sudario e la sindone la Carne gloriosa si ricompone in bellezza eterna, si desta dal sonno di morte, ritorna dal «niente» in cui era, vive dopo essere stato morta.

Certo il cuore si desta e dà il primo battito, spinge nelle vene il gelato sangue superstite e subito ne crea la totale misura nelle arterie svuotate, nei polmoni immobili, nel cervello oscurato, e riporta calore, sanità, forza, pensiero.

Un altro attimo, ed ecco un moto repentino sotto la sindone pesante. Così repentino che, dall’attimo in cui Egli certo muove le mani incrociate al momento in cui appare in piedi imponente, splendidissimo nella sua veste di immateriale materia, soprannaturalmente bello e maestoso, con una gravità che lo muta e lo eleva pur lasciandolo Lui, l’occhio fa appena in tempo ad afferrarne i trapassi.

Ed ora lo ammira: così diverso da quanto la mente ricorda, ravviato, senza ferite né sangue, ma solo sfolgorante della luce che scaturisce a fiotti dalle cinque piaghe e si emana da ogni poro della sua epidermide.

Quando muove il primo passo –e nel moto i raggi scaturenti dalle Mani e dai Piedi lo aureolano di lame di luce: dal Capo innimbato di un serto che è fatto dalle innumeri piccole ferite della corona che non dànno più sangue ma solo fulgore, all’orlo dell’abito quando, aprendo le braccia che ha incrociate sul petto, scopre la zona di luminosità vivissima che trapela dalla veste accendendola di un sole all’altezza del Cuore– allora realmente è la «Luce» che ha preso corpo.

Non la povera luce della Terra, non la povera luce degli astri, non la povera luce del sole. Ma la Luce di Dio: tutto il fulgore paradisiaco che si aduna in un solo Essere e gli dona i suoi azzurri inconcepibili per pupille, i suoi fuochi d’oro per capelli, i suoi candori angelici per veste e colorito, e tutto quello che è, di non descrivibile con parola umana, il sopraeminente ardore della Ss. Trinità, che annulla con la sua potenza ardente ogni fuoco del Paradiso, assorbendolo in Sé per generarlo nuovamente ad ogni attimo del Tempo eterno, Cuore del Cielo che attira e diffonde il suo sangue, le non numerabili stille del suo sangue incorporeo: i beati, gli angeli, tutto quanto è il Paradiso: l’amore di Dio, l’amore a Dio, tutto questo è la Luce che è, che forma il Cristo Risorto.

Quando si sposta, venendo verso l’uscita, e l’occhio può vedere oltre il suo fulgore ecco che due luminosità bellissime, ma simili a stelle rispetto al sole, mi appaiono l’una di qua, l’altra di là della soglia, prostrate nell’adorazione al loro Dio, che passa avvolto nella sua luce, beatificante nel suo sorriso, ed esce, abbandonando la funebre grotta e tornando a calpestare la terra, che si desta di gioia e splende tutta nelle sue rugiade, nei colori delle erbe e dei roseti, nelle infinite corolle dei meli, che si aprono per un prodigio al primo sole che le bacia e al Sole eterno che sotto esse procede.

Le guardie sono là, tramortite... Le forze corrotte dell’uomo non vedono Dio, mentre le forze pure dell’universo –i fiori, le erbe, gli uccelli– ammirano e venerano il Potente che passa in un nimbo di luce sua propria e in un nimbo di luce solare.

Il suo sorriso, lo sguardo che si posa sui fiori, sulle ramaglie, che si alza al cielo sereno, tutto aumenta in bellezza. E più soffici e sfumati di un setoso rasare sono i milioni di petali che fanno una spuma fiorita sul capo del Vincitore.

E più vividi sono i diamanti delle rugiade. E più azzurro è il cielo che specchia i suoi occhi fulgenti e festoso il sole che pennella di letizia una nuvoletta portata da un vento leggero, che viene a baciare il suo Re con fragranze rapite ai giardinieri e con carezze di petali setosi.

Gesù alza la Mano e benedice e poi, mentre più forte cantano gli uccelli e profuma il vento, mi scompare alla vista, lasciandomi in una letizia che cancella anche il più lieve ricordo di tristezze e sofferenze e titubanze sul domani...

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La figura di Maria Valtorta, definita la penna di Dio, è in attesa di un riconoscimento della Chiesa che da poco  ne ha  iniziato l’ iter previsto dalle leggi ecclesiastiche

Tutte   le  informazioni   sull'opera ,   sui luoghi ,  sugli  scritti  e sul pensiero  di  personaggi  importanti è possibile leggerli in internet al sito     http://www.scrittivaltorta.altervista.org/per_volume.htm

Si    ringrazia   la    Fondazione   Maria Valtorta -   Centro  Editoriale Valtortiano -  srl   di Isola del Liri -FR , www.mariavaltorta.com     per    la  pubblicazione   dell’intero  capitolo  su   Cassanoweb.

 

Commenti  

 
#3 Gloria M. 2020-04-11 11:00
Ho letto attentamente i capitoli della passione di Gesù e mi è capitato anche di piangere, perché vedevo accanto a me Gesù e tutte le sue sofferenze. Maria Valtorta mi sta veramente appassionando nella lettura sulla vita di Gesù e non è possibile che sia un falso, c'è una mano del Cielo a guidare la mistica a riferire fedelmente ciò che accadde 2000 anni fa.
 
 
#2 Antonio P. 2020-04-07 20:59
La Settimana dei Dolori,com'è straziante la Via Crucis sofferta da Gesù , descritta con parole che solo una ispirazione divina poteva dare. Bellissimo il capitolo della resurrezione,tutta l'opera di Maria Valtorta va considerata qualcosa di sovrannaturale.
 
 
#1 MichScev 2020-04-07 14:58
La lettura della Crocefissione è molto sconvolgente,ora voglio leggere tutta l'opera per capire ed approfondire la vita di Gesù, di Maria e degli apostoli. Grazie per questa scoperta.
 

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