Lunedì 19 Novembre 2018
   
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I caduti in guerra cassanesi in terra straniera

Camposanto

 

Nel proseguo delle commemorazioni sulla Grande Guerra mi piace fornire alcune informazioni in ricordo dei caduti Petrelli Domenico, uno dei due soli cassanesi a vestire l’uniforme delle fiamme nere, e Sapienza Nicola, caduto in Macedonia il 9 maggio 1917: furono costoro, sempre al netto di ancora possibili rinvenimenti, gli unici militi di Cassano Murge a morire in terra straniera durante la Grande Guerra.

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Sapienza Nicola di Giacomo e Di Francesco Nunziata, classe 1896, soldato del 61° reggimento (brigata Sicilia), fu destinato sul fronte macedone. Nei primi di agosto del 1916 i fanti della brigata Sicilia (61°- 62°), passata alle dipendenze della 35a Divisione, si imbarcarono da Taranto per Salonicco per raggiungere il fronte macedone, lungo il fiume Butkovo, in concorso alle truppe francesi. All’inizio di maggio del ‘17 la brigata Sicilia venne destinata ad attaccare la cresta del Seleka Planina, ed in particolare il 61° reggimento il saliente ovest di quota 1050. Dopo il consueto tiro di preparazione da parte dell’artiglieria italiana, svoltasi nei giorni 5 e 6 maggio, i fanti del 61° simularono un tentativo di attacco. Il nemico reagì energicamente lanciando, nella notte del 9, due battaglioni di marcia che sferrarono l’assalto preceduto dal lancio di gas asfissianti. All’alba del 9 maggio, il I ed il III battaglione del 61° Fanteria assaltarono le posizioni ad ovest di quota 1050 e del saliente di Vlakar riuscendo ad oltrepassare le prime linee nemiche, ma il violentissimo fuoco di sbarramento avversario arrecò sensibili danni nello schieramento italiano. Quella stessa mattina, tra le centinaia di caduti risultò anche il nostro Nicola Sapienza.

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Nella primavera del 1918, grazie al ritiro dal conflitto della Russia sconvolta dalla rivoluzione d'ottobre del 1917, la Germania decise di approfittare della sua temporanea superiorità numerica sul fronte francese per sferrare un attacco massiccio e decisivo. La prevedibilità di tale mossa permise un preventivo rafforzamento da parte francese, irrobustimento a cui contribuì anche l’Italia con l’invio di truppe per ricambiare l'aiuto ricevuto dagli Alleati nel novembre del 1917, dopo Caporetto.

Nel marzo 1918, pertanto, il Comando Supremo italiano decise l'invio sul fronte francese del II Corpo d'Armata, agli ordini del generale Albricci. Lo componevano la 3e l’8a Divisione, due squadroni di Cavalleggeri di Lodi e il II Corpo degli Arditi: complessivamente oltre 25.000 uomini.

Nella notte tra il 14 e 15 luglio ebbe inizio la Seconda  Battaglia della Marna, detta anche Battaglia di Bligny, che significò l'inizio della fine dell'esercito germanico. 

Subito dopo la mezzanotte, le artiglierie tedesche aprirono un violentissimo fuoco sull'intero fronte occupato dalla Brigata Alpi (51° e 52° Fanteria) - facendo largo uso di proiettili contenenti gas e liquidi velenosi - e all'alba del 15 le truppe d'assalto tedesche attaccarono la montagna di Bligny. I soldati italiani, seppur ridotti alla metà, resistendo coraggiosamente riuscirono a rallentare l’avanzata nemica incendiando il bosco e combattendo tra le fiamme. Particolarmente eroico fu il comportamento del II Reparto d'assalto, con i suoi contrattacchi; il comando di una speciale colonna composta dal II Reparto d’assalto italiano e da due reggimenti della 14ª Divisione francese riuscirono ad arrestare e respingere l'avanzata tedesca.

Il 23 luglio il II Reparto d'assalto, insieme ad altri battaglioni italiani, partecipò all'attacco con la 2ª Divisione coloniale su Saint-Euphraise e sul Bois de Vrigny; i reparti italiani raggiunsero tutti gli obiettivi assegnati catturando una batteria di cannoni, diverse mitragliatrici e molti nemici. Quel giorno, durante gli aspri combattimenti, cadde ferito l’ardito Petrelli Domenico di Vito e Casella Carmela, classe 1898, fiamma nera del II Reparto d’assalto. Morirà il giorno seguente per le gravissime ferite riportate in combattimento.

Per i fanti italiani, che assolsero con immenso sacrificio il loro compito, il fronte francese rappresentò un vero massacro: in poco più di sei mesi, tra i 25.000 combattenti le perdite furono di oltre 9.000 uomini, dei quali circa 5.000 caduti e oltre 4.000 feriti.

Gli Arditi, o Fiamme nere, furono la punta di diamante dell’Esercito italiano e ricoprirono un ruolo centrale durante le decisive battaglie del Piave, soprattutto in quella finale di Vittorio Veneto.

 

 

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