Lunedì 19 Novembre 2018
   
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Sull’opera artistica di Giusy Patruno al Torrione di Bitonto

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Si è inaugurata nel torrione Angioino di Bitonto una collettiva d’artisti per celebrare la vita nel giorno in cui si commemorano i morti. E la torre è divenuta un luogo di riflessioni, la torre come una grande botte nella quale ribolle la vita in un passaggio che è rinnovamento. 

La morte come transizione! Il torrione come un luogo per comprendere la complementarietà di due aspetti di una realtà che lega strettamente visibile e invisibile, corpo e anima, sostanza minerale e sostanza spirituale che, ogni singolarità affronta in forme e rituali diversi aperti alla Speranza.  Attraverso le diverse espressioni artistiche, il torrione è divenuto un crogiolo di emozioni.  Uno specchio per ritrovare la propria dimensione.  Un simbolo del riposo.

In questo torrione, L’anima della foglia, titolo dell’istallazione di Giusy Patruno - artista barese ma cassanese d'adozione -  (composizione realizzata con tecnica mista) esalta il divenire e così, la foglia che fu livida, dopo aver danzato nelle sfumature del verde si consegna alla stagione della riflessione tingendosi di colori caldi, tappeto per i campi terrestri, con quell’esperienza, che sa inquadrarsi con originalità.

Davanti alla creazione della Patruno bisogna soffermarsi e lasciarsi trasportare, proprio come accade ai fumi d’incenso, per andare oltre l’apparenza e cogliere la dimensione verticale nella materia, orma di un’anima che si dilata verso scenari più ampi.  In tutta la produzione artistica (Assemblaggi, fotografie, installazioni, acquerelli) dell’artista troviamo esplicita o mimetizzata la forza costruttiva che si fa largo nella precarietà dell’esistere. Nei suoi lavori la delusione e l’amarezza incoraggia la ricerca del bandolo luminoso, il punto chiave che attorciglia, in giochi plastici. I materiali, ricercati e rielaborati come fossero sabbia, come polline prezioso per piani di osservazione esaltanti, vero richiamo all’anima palpitante.

Ogni suo assemblaggio, ogni sua installazione è un omaggio alla terra madre, grembo di meraviglia e così l’apparenza, l’inganno che sembra ammazzare ogni sogno si trasforma in un’opportunità luminosa che si posa silenziosa quale via di uscita dal tutto uguale, dal seriale che appiattisce. Alla monotonia di una società cannibale che ci condanna e seppellisce, Giusy Patruno preferisce, sperimentando tecniche idonee al suo sentire offrire un’arte che è oasi di quiete.

Con tele e creta, rametti realizza strutture che richiamano sete e petali dono del vento, spugne come onde marine, offerta e chiave di volta, seme e anelito di un “umanesimo integrale” grazie al quale poter interagire con i raggi e le ombre della creazione, nido di ideali.

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Il suo tornare alla natura è un pellegrinaggio assetato di purezza, una ricerca della vera essenza tra i sassi ostacolo e, fare di radici dimenticate, conchiglie e gusci vuoti l’occasione di incontro con la bellezza muta e sacra incisa profondamente nelle dune delle sabbie cromate, per altari della consapevolezza e ornare luoghi dell’abbandono, del dimenticato dove in cortecce e brocche è il segno della rinascita dei piccoli, degli invisibili fonte di tenerezza rivolti a sfere d’azzurri, oltre pietre preziose: turchesi, zaffiri blu e lapislazzuli della volta celeste, quelli  che la Patruno sa incastonare magistralmente su superfici ruvide dell’ignoto, favorendo la crisalide sbucare dal bozzolo con ali forti, capaci di uscire dagli schemi dell’ordinario e immergersi nelle stagioni dell’incanto, esaltazione del ritmo,  punto di elevazione e distacco dal banale, da una morte quotidiana, ovvero composizioni sintonizzate su spazi i cui colori sono evocazione del firmamento- nostalgia, rosso palpito, cielo terso e giallo brillante i cui riflessi accarezzano ed esaltano i verdi  smeraldo, dai quali la foglia parte per toccare le galassie immense dell’interiorità.            

 

La mostra resterà aperta fino a sabato 10 novembre (ogni giorno dalle 19.00 alle 20.30). 

 

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