Sabato 21 Luglio 2018
   
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Omaggio al Capitano Nicola Galietti nel Centenario della morte

Tricolore 1

Accennare ad eventi tragici nei giorni in cui tutti dovrebbero godere di pace e religiosità può sembrare alquanto inopportuno.

Ma, discolpandomi sin d’ora con quanti potrebbero contrariarsi o risentirsi per questo mio intervento, e correndo il rischio di essere bacchettato per eccessiva veemenza, sento l’obbligo di rimarcare ancora una volta l’abulica indifferenza e l’ingrata irriverenza che Cassano riserva ai propri Figli migliori.

A tal proposito, vorrei rammentare a tutti gli amanti del sapere che oggi, 20 dicembre 2017, ricorre il centenario della morte di Nicola Galietti, ufficiale pluridecorato e primo cassanese a guadagnarsi una medaglia al valore durante la Grande Guerra.

Spero non me ne vogliano i Cassanesi tutti poiché, palesando una cronica amnesia e lasciandosi sfuggire l’occasione propizia per porgere un degno e rispettoso omaggio ad un altro loro eroico concittadino caduto, che tanta gloria meritò sui campi di battaglia guadagnando ben tre medaglie d’argento al valore, hanno dimostrato che la gratitudine verso i propri concittadini migliori non alberga tra loro.

E tutto questo quando siamo ormai allo scadere del quarto anno consecutivo (terzo per l’Italia) durante i quali, in mezzo mondo, continuano ad avvicendarsi le celebrazioni per il centenario del primo conflitto mondiale, e con l’amara conferma di un inspiegabile quanto deprecabile disinteresse da parte delle decine e decine di associazioni, fondazioni, e centri culturali vari che in quel di Cassano agitano i propri vessilli.

Nicola Galietti, classe 1895, che con Turitto e Rossani chiude la triade degli eroici e pluridecorati ufficiali che Cassano può vantare per averne dato i natali, partì al fronte in qualità di aspirante ufficiale, distinguendosi subito per raro coraggio e invidiabile sprezzo del pericolo.

Conseguito il grado di sottotenente, riuscì a scalare vertiginosamente tutti i gradini gerarchici riservati agli ufficiali inferiori. raggiungendo in pochissimi mesi il grado di capitano. E proprio in questa veste che il giovanissimo ufficiale cassanese, coriaceo come la roccia delle sue murge, non mancò di ostentare tutta la sua tempra, tutto il suo valore, e la sua totale abnegazione che lo portarono, appena quaranta giorni dopo, a sacrificare per la grandezza della Patria quanto di più ingenuo e prezioso poteva disporre: la propria esuberante giovinezza.

Giunto in territorio di guerra partecipò alle prime tre battaglie dell’Isonzo, distinguendosi per raro ed intelligente valore.

Durante l’Offensiva di Primavera (Strafexpedition), messa in atto nel 1916 dagli Austro-Ungarici per punire il presunto tradimento degli Italiani alla Triplice Alleanza, il suo reggimento di appartenenza si era trasferito nella zona di Vicenza dove, dal 10 al 16 giugno, gli Austriaci alternarono furiosi bombardamenti a cruenti attacchi, senza però riuscire a spezzare le difese italiane. In quei giorni, il giovane ufficiale cassanese prese parte alla battaglia dello Zovetto meritando una prima medaglia d’argento sul campo. I primi giorni del settembre successivo lo videro sul Pasubio, quale attivo partecipe delle operazioni offensive italiane attuate per l’occupazione di nuove posizioni.

Al comando del proprio plotone, dando sfoggio del suo innato coraggio, riuscì a conquistare alcune trincee austriache, e benché ferito di scheggia di granata tenne caparbiamente la posizione per oltre 48 ore, guadagnandosi un’altra medaglia d’argento al valore sul campo.

Dopo i drammatici eventi di Caporetto, con le italiche truppe ancora allo sbaraglio, il Nostro, conseguita la promozione a capitano e trasferito nel 253° reggimento, si adoperò al potenziamento di alcune postazioni difensive in Val Brenta, disturbate quotidianamente da continui assalti nemici. Comandato, poco prima di Natale del 1917, ad eliminare un fastidioso presidio nemico, concentrò i suoi dipendenti nella zona di Cà d’Anna (VI). Preparata moralmente la propria compagnia, e sicuro che i suoi uomini lo avrebbero dovunque seguito, mosse alla loro testa all’assalto di trincee avversarie conquistandone le posizioni. Colpito mortalmente durante il concitato scontro, e nascosto il suo grave stato, ebbe ancora la forza di incitare i suoi uomini alla lotta prima di accasciarsi esanime.

Per onorare il suo magnifico sacrificio gli fu conferita una terza medaglia d’argento, risultando il più giovane capitano di fanteria, caduto sul campo nella Prima Guerra Mondiale, insignito tre volte d’azzurro.

Quella splendida figura di eroe aveva appena compiuto 22 anni.

A noi, dunque, eredi di quell’Italia nuova resa possibile dal sacrificio estremo di centinaia di migliaia di suoi giovani figli, non resta che adoperarci affinché la fiamma ardente per i propri caduti venga sempre ravvivata, sia per onorarne la memoria, sia per tramandare alle nuove generazioni principi e valori fondamentali come disciplina, spirito di sacrificio e onor di Patria, che per ammonirli circa gli orrori di qualsiasi guerra.

Commenti  

 
#2 Salvatore Caponio 2017-12-24 10:42
per Morgan, e non solo.

E' proprio vero quello che dice! "meno male che ci sono io, perché a Cassano si dimenticano(?)tutti". Io aggiungerei,anche, che in quelle rarissime volte che si ricordano lo fanno in modo discutibile e storicamente inesatto.
Pertanto, dopo aver incassato il flebile applauso di Morgan, in attesa di conoscere quale sarebbe secondo lui il giusto modo per onorare i Caduti (a proposito, da 100 anni a questa parte a Cassano é stata mai fatta qualcosa per Lui?), e sottolineando che il mio non voleva essere una commemorazione ma soltanto un degno e rispettoso omaggio ad un grande Figlio di Cassano DIMENTICATO, lascio ai lettori questo profondo e condiviso pensiero, con la possibilità di riflettere e sentenziare:
"I morti è meglio che non vedano quello che son capaci i vivi..., è meglio che rimangono nella neve e nel ghiaccio altrimenti potrebbero pensare di essere morti invano, ed allora si sentirebbero ancora più soli".

Salvatore Caponio
 
 
#1 Morgan 2017-12-23 20:44
Tutto interessante, molto. Salvo la lagnanza di dover sempre dire "meno male che ci sono io, perché a Cassano si dimenticano tutti". Non si onorano così i Caduti, al massimo si rimedia un applauso per se stessi
 

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