Condanna a 30 anni per Enza "la bionda"

enza LA BIONDA

Trenta anni di carcere per Enza "la bionda" Mariani, l'imprenditrice cassanese accusata di aver fatto uccidere, nell'aprile del 2017, il suo presunto amante, l'operaio barese Michele Amedeo, netturbino dell’Amiu.

Il Giudice per l'Udienza Preliminare presso il Tribunale di Bari, Marco Galesi ha condannato, oltre alla donna, anche il presunto assassino dell'uomo, suo genero Giuseppe Baccellieri, secondo l'accusa l’esecutore materiale ed il pregiudicato Massimo Margheriti, ex dipendente del salottificio di proprietà della Mariani,  alla guida dell’auto con a bordo il killer.

Tutti e tre sono stati condannati a 30 anni di reclusione per omicidio volontario premeditato, detenzione e porto di armi e ricettazione. 

Una quarta condanna a 14 anni e 8 mesi di reclusione è stata inflitta nei confronti del collaboratore di giustizia Michele Costantino che avrebbe partecipato al delitto procurabdo ai killer un'auto rubata e la pistola ma poi si sarebbe pentito rivelando le trame dell'omicidio.

La sentenza è stata emessa al termine di un processo celebrato con il rito abbreviato.

Il Gup ha condannato gli imputati anche al risarcimento danni nei confronti dei familiari della vittima, assistiti dagli avvocati Luca Italiano e Fabio Alberto Russo, con provvisionali immediatamente esecutive tra i 15mila e i 10mila euro.

Le indagini della Squadra Mobile sono state coordinate dal pm di Bari Marco D’Agostino, che per la donna aveva chiesto l'ergastolo, ipotizzando come movente la punizione per la fine della relazione.

Secondo gli inquirenti «non potendo essere più suo, non sarebbe stato di nessun’altra» e, così, avrebbe deciso di fare uccidere l’ex amante che l’aveva lasciata, ingaggiando un killer per 5mila euro, due giorni prima della laurea della figlia, per «imprimere un sinistro ed indelebile sigillo di lutto anche sulla festa».

L’inchiesta ha inoltre documentato, grazie a testimonianze, intercettazioni, video e tabulati, che la vittima tentava da anni di rompere la relazione, ma la donna aveva iniziato a perseguitare e minacciare lui e sua figlia, della quale aveva carpito la fiducia con un profilo Facebook fake, fingendo anche una gravidanza con false ecografie per costringerlo a non lasciarla.

L'avvocato della Mariani ha annunciato il ricorso in Appello.