Martedì 13 Aprile 2021
   
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Aiutiamo chi e’ piu’ debole in questa pandemia

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Nel periodo della prima fase dell’epidemia, lo scorso aprile, un gruppo di psicologhe e psicoterapeute che lavorano nel territorio di Cassano hanno deciso di offrire supporto a tutti coloro che ne avevano bisogno in questo periodo di emergenza sanitaria (ancora oggi il servizio è attivo). Cittadini, personale sanitario, componenti delle forze dell'ordine, volontari dei diversi servizi hanno potuto rivoLgersi gratuitamente al gruppo composto dalle dottoresse Lucia Susca, Marica Natuzzi, Vincenza Battista, Daniela Racanelli e Anna Cicchetti.

A Vincenza Battista (nella foto), appunto una delle componenti del gruppo, abbiamo posto alcune domande per capire come sta andando.

Quali attività avete messo in campo, come Sportello di Aiuto, per sostenere chi dovesse avere bisogno delle vostre competenze?

Durante il periodo di sportello di aiuto l’unico servizio che abbiamo potuto offrire è stato quello di supporto telefonico, molto spesso venivano effettuate in anonimato, come richiesto da chi ci contattava.

Ci sono state richieste di supporto? Chi si è rivolto a voi?

Durante il periodo di lockdown ci sono state alcune richieste, per lo più da gente che aveva bisogno di parlare con qualcuno perché si sentiva solo, o avere informazioni rispetto alla possibilità di fare delle passeggiata in solitaria che potessero essere finalizzate al miglioramento del loro stato psicologico, o ancora capire se ci fossero dei mezzi per poter placare l’ansia procurata dalla pandemia.

Quali sono i rischi maggiori, dal lato psicologico, che le persone devono affrontare in questa seconda fase della pandemia?

Potremmo dire che il panico è stata una della prime reazioni che ha caratterizzato questa pandemia (quello della corsa ai supermercati per le provviste ne è un chiaro segnale); In questa seconda ondata, potremmo sostenere che rischio maggiore sia quello di dover affrontare la paura: dalla paura di infettarsi, alla paura di infettare, la paura per i figli o per i genitori anziani, la paura della crisi economica, e purtroppo questa viene alimentata e amplificata quotidianamente  dalla narrativa che accompagna l’aumentare dei casi, delle morti e di un bollettino quotidiano. I fattori che in questo contesto ne hanno condizionato l’evoluzione sono stati molteplici. A questo possiamo associare la perdita di controllo, dovuta al prolungamento delle restrizioni o al vivere in prima persona un periodo di quarantena; una sintomatologia ossessivo-compulsiva (come ad esempio un incontrollato lavaggio delle mani o degli indumenti o degli spazi abitativi), insonnia, problemi digestivi, oltre a sintomi depressivi e da stress post traumatico.

Ci sono settori della popolazione più a rischio? E quali?

Tutti quanti possiamo essere soggetti a rischio in questo momento delicato, ma esistono sicuramente dei settori che sono più esposti. Pensiamo al settore sanitario, tutte le figure sanitarie impegnate in prima linea in questa emergenza sono fortemente esposti al rischio di burnout. Sicuramente i bambini e gli adolescenti, che oltre a dover fare i conti con le nuove misure di distanziamento sociale, devono affrontare anche l’eventuale “noia “ pomeridiana non potendo frequentare le attività ludico sportive o i semplici incontri tra amichetti. Gli anziani che devono affrontare la solitudine e tutte quelle persone appartenenti a quello che viene definito terzo settore, che con le loro famiglie devono far fronte a non poche difficoltà.

E’ possibile auto-diagnosticare per ognuno di noi un problema che deve poi portarci a consultare uno specialista? E come?

Come già detto prima i sintomi possono essere molteplici, quali insonnia, irritabilità, problemi digestivi, ansia, azioni ripetitive ed incontrollate, senso di angoscia, astenia, apatia. Sicuramente fare una auto-diagnosi non è semplice, ma conoscere eventuali sintomi può aiutare a riconoscerli.

Quali consigli per vivere con serenità questo periodo?

Sicuramente condividere le proprie emozioni e preoccupazioni. In questo momento storico è normale provare paura o agitazione. Parlare con le persone che ti fanno stare bene ti aiuta a calmare la paura; cercare di mantenere, compatibilmente con le regole suggerite, una continuità con la routine e le proprie abitudini; cercare di occupare il proprio tempo in nuovi progetti e riprendendo delle attività per le quali non ci si poteva dedicare prima della pandemia; ritagliarsi degli spazi personali, intimi, in cui è possibile pensare, leggere un libro, ascoltare della musica, contattare un amico; rispettare il più possibile il ritmo sonno-veglia,  scegliere un’alimentazione sana e dedicarsi alla cura del proprio corpo, ad esempio praticando attività fisica e/o esercizi di rilassamento; utilizzare strumenti social per scongiurare vissuti di solitudine e isolamento; nei casi in cui l’ansia e la paura prendono il sopravvento creando una situazione di disagio cronico costante e persistente, contattare un professionista. Non bisogna vergognarsi di chiedere aiuto, gli psicologi conoscono bene queste problematiche e possono aiutarti. 

 

Commenti  

 
#1 uno qualsiasi 2021-02-04 11:25
brava Enza. Sei una delle poche persone, insieme alle tue colleghe, a saper stare dalla parte di chi ha bisogno. Intelligenza, umiltà, voglia di lavorare per gli altri.
 

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