Venerdì 20 Ottobre 2017
   
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Gioco d'azzardo e legislazioni: il contrasto tra Stato e Regioni

Il gioco d'azzardo ha assunto dimensioni sempre più rilevanti in Italia. Attualmente il suo giro d'affari è di 88 miliardi di euro. La diffusione del gambling negli ultimi anni è stata così veloce da cogliere impreparato lo Stato. Ad oggi, infatti, non esiste una normativa univoca per combattere il fenomeno della ludopatia, ovvero la piaga sociale derivante dal gioco d'azzardo.

Il Decreto Balduzzi del 2012 ha tentato di porre un primo freno al fenomeno, ma non è andato oltre alcune norme generiche. Tra queste vi sono:  il divieto di inserimento di messaggi pubblicitari di giochi con vincite in denaro nelle trasmissioni televisive e radiofoniche nonché durante le rappresentazioni teatrali o cinematografiche non vietate ai minori; l'inserimento di avvertimenti del rischio di dipendenza sui tagliandi e apparecchi di gioco; il divieto di ingresso ai minori di anni 18 nelle aree destinate al gioco con vincite in denaro.

Dato il vuoto normativo venutosi a creare in tema di leggi specifiche sul gambling, la maggior parte delle regioni italiane (tra cui la Puglia) ha pensato bene di dare vita a delle leggi regionali in materia.  Queste, oltre a recepire i principi del Decreto Balduzzi, presentano due importanti novità.

La prima è il cosiddetto “distanziometro”.  Ogni regione ha infatti, misurato una distanza minima dai punti sensibili (ovvero circoli, luoghi di ritrovo, scuole) entro le quali non è possibile costruire casinò o centri ludici. Inoltre, i bar e le tabaccherie presenti in questo raggio non possono avere al loro interno slot machine o altre “macchinette”.
La seconda innovazione è quella relativa all'adesivo “Slot Free”. In pratica, sulla base del movimento “No slot”, tutte le attività che si rifiutano di installare slot e altri intrattenimenti ludici, possono avere come segno distintivo l'adesivo “Slot free” per spingere i cittadini a distinguerle da quelle dove, invece, è possibile giocare d'azzardo.

La durezza con cui alcune regioni ha trattato la questione del gambling, va in netto contrasto con l'approssimazione dello Stato. Di fatto, si è creato una sorta di “squilibrio normativo” dove il potere centrale è più benevolo di quello periferico.  Del resto, il Gambling è diventata la terza industria nazionale e sia il governo, sia le grandi case produttrici di giochi, non hanno alcun interesse nel vedere diminuire il proprio giro d'affari.

L'ultima normativa a riguardo, quella entrata in vigore con la Legge di Stabilità, cerca di ridare allo Stato il potere perduto. Tra le normative più importanti vi sono la riduzione degli slot nei vari punti generalisti e la definizione di una fascia oraria di 12 ore per l'apertura dei punti di gioco, da distribuire nell'arco della giornata (tale distribuzione è di competenza degli enti locali, ndr). Occorre quindi trovare un punto di incontro preciso tra Stato e Regioni per poter combattere al meglio il fenomeno del gambling.

Del resto, nonostante i quadri normativi in vigore, rimangono problemi irrisolti come quello relativo ai controlli e, soprattutto, al gambling online. Esistono quindi, dei vuoti che né lo Stato, né le regioni hanno ancora colmato e che vanno riempiti il prima possibile per evitare che la situazione relativa al gioco d'azzardo, sfugga di mano. 

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