Mercoledì 14 Novembre 2018
   
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Miulli, 57 infermieri “abusivi”: parla l’avv. Bozzi

infermieri

Nelle scorse settimane un articolo pubblicato su Repubblica intitolato “Miulli, 57 infermieri indagati: "Non hanno titolo per lavorare lì", ha sollevato un grosso polverone che ha portato questi lavoratori nell’occhio del ciclone. La vicenda è stata immediatamente amplificata sui social prestando il fianco a possibili fraintendimenti.

Nei giorni scorsi abbiamo incontrato l’avv. Leonardo Bozzi legale di ben 23 indagati per approfondire più da vicino la delicata questione.

“L’indagine -ci dice il legale- è nata da una contestazione da parte della Procura della Repubblica di Bari su informativa dei Carabinieri del NAS nei confronti di una serie di infermieri del Miulli che sono indagati per il reato di esercizio abusivo della professione”.

Sarebbero 57 gli operatori sanitari indagati.

“Si tratterebbe di sessantenni e cinquantenni che avrebbero esercitato o eserciterebbero (buona parte di questi sono già andati in pensione) l’attività di infermiere presso il Miulli senza essere iscritti all’Albo Professionale di competenza. Il problema tecnico di questa vicenda è che non esiste un albo professionale. Nel 2006 è stata istituita la Legge n. 43 che prevede all’art. 2 comma 3 per gli operatori sanitari l’obbligo di iscrizione all’Ordine delle professioni sanitarie e stabilisce all’art. 4 che il Governo deve adottare entro sei mesi dalla data in vigore della legge uno o più Decreti Legislativi a fine di istituire per le professioni sanitarie i relativi ordini e albi professionali. E trasformare i collegi in Ordini professionali. E qui subentra Ipasvi (Federazione nazionale collegi infermieri professionali, assistenti sanitari, vigilatrici d'infanzia).

Allora qual è il problema giuridico?

“Nei sei mesi di entrata in vigore della legge il collegio Ipasvi non è mai stato trasformato in ordine professionale. I collegi non sono ordini. E quindi pur rimanendo l’obbligo per gli infermieri di iscriversi all’albo manca un albo professionale di riferimento. Parliamo di 57 infermieri che esercitavano legittimamente la loro professione all’entrata di quella legge in virtù di idoneo titolo conseguito attraverso i loro studi. Nessuno ha rubato niente. In questa vicenda non si discute del titolo di infermiere professionale ma del pagamento di una tassa al collegio. Si è arrivati anche ad una interrogazione parlamentare formulata il 7 febbraio 2014 dal sen. Vargiù al Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali: la giurisprudenza sta creando conflitti interpretativi nella prassi applicativa chiede di assumere con tempestività iniziative normative per chiarire la questione della non obbligatorietà di iscrizione agli albi di infermieri  e dipendenti di strutture pubbliche”.

Prima del 2006, quando il governo ha approvato la legge 43, l'obbligo di iscrizione al collegio, equiparato a un albo, esisteva soltanto per gli infermieri che prestavano in servizio in strutture pubbliche e non in ospedali, cliniche o studi privati. I 57 operatori finiti sotto inchiesta sono in servizio al Miulli, che è un ospedale gestito da un ente religioso e quindi privato. Nonostante la legge, approvata nove anni fa, e nonostante un invito del collegio a iscriversi all'albo, i 57 infermieri professionali non hanno mai deciso di regolarizzare la propria posizione, contando non solo sul fatto che il Miulli non possa essere considerato alla stregua degli ospedali pubblici, anche su alcune sentenze che rendono ancora più controversa la materia.

“Il gip di Tivoli – prosegue Bozzi- ha recentemente archiviato la posizione di cento infermieri, indagati per esercizio abusivo della professione, perché il Governo non avrebbe dato seguito alla legge approvata nel 2006 almeno nella parte in cui equipara i collegi agli albi professionali. E non sono mai stati scritti dei criteri guida e note interpretative lineari in grado di chiarire e dare interpretazioni univoche in ordine alla natura del collegio Ipasvi, cosa diversa da un Ordine professionale. Gli infermieri vista la mancata attuazione del dettato normativo hanno continuato a lavorare in perfetta buona fede nelle rispettive strutture attesa la farraginosa questione d cui si discute oggi. Quindi io credo che si stia alzando un polverone su una questione che è più che altro tecnico giuridica. Gli infermieri non hanno avuto minima intenzione di trasgredire alla legge benché mai si sarebbero sognati di svolgere il proprio lavoro trasgredendo ad obblighi normativi con la consapevolezza di commettere un reato.

Il pubblico ministero ha chiuso l’indagine nei loro confronti contestandogli questo tipo di reato noi stiamo già interloquendo attraverso memorie difensive e interrogatori perché la Procura della Repubblica possa modificare la propria impostazione accusatoria rendendosi conto degli sviluppi giurisprudenziali che in questo periodo si stanno verificando in Italia. Ci sono dei Gip che hanno archiviato il caso su richiesta dei pubblico ministero. Vediamo se succede questo, se non succederà ci difenderemo a giudizio. La nostra speranza è che ci sia l’archiviazione: ci sono una serie di elementi per cui siamo fiduciosi che la loro posizione venga definita in chiave assolutoria”.

 

 

Commenti  

 
#2 red bull 2015-11-11 16:07
E l albo dovera?
 
 
#1 Fustigatoresoft 2015-11-11 13:24
..... Che polemica del cxxxx , come dire che la difesa effettuata da un Avvocato iscritto al Collegio degli Avvocati e non all'Albo sia meno valida o nulla e quindi non ammessa........
 

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