Domenica 18 Novembre 2018
   
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Cece nero di Cassano fra esperienza e innovazione

convegno cece nero 1

Il 24 settembre ospite speciale dell’Agriturismo Murà, il cece nero di Cassano delle Murge è stato raccontato, analizzato e degustato alla presenza di un pubblico particolarmente interessato. Giuseppe Dalfino, direttore tecnico di C.e.R.T.A. scarl, e Francesco Bellino, funzionario regionale per l’Area Politiche per lo Sviluppo Rurale, hanno presidiato la conferenza.

A inizio incontro i temi della conferenza sono stati esposti tramite un filmato introduttivo. Parlando dell’agricoltura globalizzata che mette in difficoltà quella italiana, della necessità e della fame di innovazione che c’è in Italia tra i giovani agricoltori, il video presentava come soluzione all’attuale crisi agraria, la riscoperta dei prodotti tradizionali locali.

Le parole di benvenuto del Dott. Dalfino hanno accompagnato la presentazione del progetto Savegrain Puglia, in cui rientrano il primo incontro sulle lenticchie di Altamura e l’incontro di giovedì 24 sul cece nero.

La parola è passata quindi al Dott. Laghetti, responsabile scientifico del progetto Savegrain Puglia. Quest’ultimo dopo aver continuato la presentazione del progetto, ha invitato tutti al meeting conclusivo del 28 ottobre presso la camera di commercio. Sottolineando l’importanza della visibilità e della pubblicità dei prodotti che hanno fatto e continuano a fare la storia della murgia, ha dato notizia della presenza del progetto anche ad Expo2015, dove si parlerà dello sviluppo dell’agricoltura, dalle origini, allo studio e agli esperimenti di agricoltura nello spazio.


L’introduzione nella serata continua con l’intervento di Franco Bellino a sostegno del lavoro di CeRTA di individualizzazione di prodotti e tecniche di produzione, della necessità di rieducazione degli agricoltori e di diffusione nei confronti degli agricoltori delle innovazioni scoperte in campo agricolo. “La biodiversità va salvaguardata perché è ricchezza” dice il Responsabile di Misura Regione Puglia, e a ciò aggiunge che gli aiuti finanziari pubblici del progetto “Azione 3” sostengono e mirano a sviluppare la cultura della biodiversità.


Così la parola è passata alla ricercatrice dell’Università degli Studi di Bari Annalisa De Boni. La sua analisi minuziosa sulla redditività del cece e sulla nuova PAC europea, ha permesso di dare voce anche alle cifre e alle statistiche di produzione. Il primo argomento ha riguardato un confronto tra le tipologie di cece più comune (cece bianco) e il cece nero.

Nonostante un trend positivo negli ultimi 5 anni, il cece bianco ha una redditività molto a rischio. Tutt’altra storia quella del cece nero. Prodotto di grande pregio per gusto, aroma e principi nutritivi (la grande presenza di proteine e antiossidanti, ha fatto sì che sia presente nella dieta degli astronauti), vede un prezzo di vendita che oscilla tra gli 8 e i 6€/kg.

L’Europa, tramite la PAC, valorizza le colture di nicchia e sostiene gli investimenti per la costruzione di infrastrutture, l’acquisto di immobili e macchinari e per la trasformazione e la commercializzazione del prodotto agricolo, dice la ricercatrice. Secondo un’analisi di produzione ipotetica, infatti, la redditività del cece nero nel primo anno è pari a quella del cece generico, ma nel lungo periodo la redditività e la produttività del cece più comune piano piano decadono, mentre la redditività del cece nero arriva a raddoppiare, anche grazie agli aiuti finanziari della PAC.

Il responso della dottoressa precede un piccolo intervento del Vicesindaco di Cassano Davide Del Re. Secondo il rappresentante dell’istituzione comunale “Il cece nero è un esempio di rarità produttiva della murgia. E per esportare non solo il cece nero di Cassano, ma anche la già citata lenticchia di Altamura e tutte le tradizioni, gastronomiche e non, pugliesi, si deve assolutamente fare squadra”. Nominando l’enciclica papale “Laudato sì”, invita tutti a salvaguardare il verde. Tornando sul fare squadra, dice che questo è sempre stato un grande handicap del territorio pugliese. Ciò non permette di sfruttare al massimo i fondi europei e quindi la messa in competizione a livello nazionale e internazionale dei prodotti caratteristici pugliesi.

Il momento clou della serata è arrivato quando ha preso la parola chi ha creduto per primo nel cece nero di Cassano. Eustachio Racano, Presidente dell’Associazione cassanese “Ferventazione”, ha ricordato com’è nato l’interesse verso un seme ed un prodotto sconosciuto ai tanti. “L’associazione nata nel 2007 fa promozione del territorio e propone la valorizzazione delle produzioni tipiche di Cassano e del parco dell’alta Murgia e il sostegno e la diffusione della cultura della biodiversità. Tutto iniziò quando un amico Paolo Angilecchia mi mostrò un seme antico e mi disse: <<questo secondo me è il vero cece di Cassano perché ha questa forma liscia tonda e grande.>> Da allora l'associazione ha contribuito ad assicurare la produzione della coltivazione".

 

convegno cece nero 3

Il presidente di Ferventazione continua la presentazione sottolineando come il cece nero era alla base dell'alimentazione degli abitanti del territorio murgiano da più e più secoli addietro. Tra XIX e XX secolo il legume veniva abbondantemente coltivato perché aveva dimostrato la sua capacità di resistere all'attacco di parassiti e malattie a differenza di fave e piselli. In quei tempi il cece veniva coltivato tra gli ulivi e le mandorle, e questa caratteristica ha dato un soprannome al legume: cece del solco dritto. L'economicità e la convenienza di coltivazione del cece nero, hanno assicurato dagli anni '30 agli anni '50 alla popolazione cassanese di poter metterlo in tavola anche tre volte a settimana. Quelli rossi e bianchi invece, venivano commercializzati da mediatori direttamente al mercato di Bari. Proiettando un articolo della rivista "L'informatore agrario", parlante dei ceci nero e rosso, del 1985, Eustachio Racano afferma che il Prof. Miccoli, direttore del giornale, recuperò queste denominazioni dalla banca del germoplasma di Bari agli inizi degli anni '80. Nella banca del germoplasma infatti, i semi erano già stati catalogati negli anni '70.

"Questo è un progetto di divulgazione e promozione di un prodotto difficile - dice Eustachio Racano - che viene fuori dalla nostra storia e che ci assomiglia. Nero come la povertà e come la fame, duro come il nostro carattere e la nostra terra." Nei primi anni la raccolta era manuale e la pulitura con la ventilazione. Nel raccolto del 2011-2012, con la visita ispettiva del Dott. Gaetano Laghetti, entusiasta del prodotto, si pensò di pubblicizzarlo sul territorio. L'associazione si è fatta pubblicità in tutti i modi: sul web, con workshop, sagre e convegni, come quello dell'ottobre 2011 dal titolo: "L'evoluzione dell'alimentazione dal punto di vista tradizionale storico in Italia". Poi a novembre 2011 "Pane, olio e cece nero"; il workshop presso l'oleificio sociale di Cassano "Tutto naturale quello che arriva sulle nostre tavole" rivolto agli studenti nello stesso mese; e il collegamento con le interviste per Controradio e gli stand di assaggio nel centro commerciale Bariblu. Tra menù a base di cece nero dall'antipasto al dolce e alternanza scuola lavoro con l'ITET Montale di Rutigliano, il cece nero ha raggiunto anche Acquaviva delle Fonti e Sannicandro di Bari, soddisfacendo il palato anche di illustri personaggi politici.

Fervazione continua ad espandersi, ad accrescere la produzione, a coinvolgere aziende agricole, iniziando a seminare con mezzi meccanici, cosa fondamentale per i coltivatori. Così da poter cogliere le richieste di mercato sempre crescenti di prodotti tipici, locali e sani.

A questo punto, dal pubblico chiede la parola l’Assessore all’Agricoltura di Spinazzola. Sostenendo l’utilità di questi tipi di convegni, ma dimostrando di non essere del tutto d’accordo con la Dott.sa De Boni riguardo il prezzo del cece enunciato nella presentazione precedente e chiedendo che agli agricoltori sia data la certezza di vendita.

 

convegno cece nero 3 copy

La riposta della ricercatrice ha ricordato che i prezzi di mercato dell’analisi sono ipotetici (4€/kg) e il reddito è potenziale. Circa il prezzo di vendita del cece nero (6-8€/kg), la conferma è giunta non soltanto dalla dottoressa, ma anche da vari componenti del pubblico provenienti dalle frazioni e dai paesini più vicini a Bari. Per quanto riguarda la garanzia di vendita, Annalisa De Boni chiede un’azione di coraggio ai coltivatori, “In un periodo di crisi come questo, nessuno può assicurare la vendita di tutto il prodotto. L’unica cosa che può garantire la vendita è il fare rete, solo così i produttori possono abbattere i costi e il prezzo, offrendo direttamente al mercato il loro prodotto, senza intermediari”.

Alla discussione succede la presentazione del Professor Verdini (in sostituzione di Giuseppe De Mastro). Il professore dell’Università degli Studi di Bari, dopo una piccola presentazione delle origini del cece nero e bianco risalenti al periodo della storia antica nel territorio della Mesopotamia, scende nel dettaglio scientifico definendo le due tipologie di cece. “Negli anni del benessere l’Italia ha sostituito l’assunzione proteica dei ceci con quella della carne e quindi non si è più sviluppata una cultura di coltivazione e studio del cece.”

Continuando nella presentazione scientifica del cece il Prof. Verdini ha chiamato in causa le malattia (tra cui la rabbia), gli insetti, anche se poco incidenti, ma soprattutto le piante infestanti. I cicli di coltivazione, richiamando le parole di Eustachio Racano: essi vanno da ottobre a luglio (maggiore produttività) o da dicembre ad agosto, e la pianta richiede una grande riserva idrica. Il consiglio finale rispecchia gli obiettivi dell'incontro: "Ciò che bisogna fare è trasformarsi, aggregarsi e collaborare, con il fine di commercializzare un ottimo prodotto a prezzi soddisfacenti".

L’intervento di chiusura tocca a Vito Martimucci, legale rappresentante di Agri Emme, che racconta come il terreno della murgia è stata una grande scoperta e una ricca “miniera di legumi”. Iniziali esperimenti di coltivazione di cece generico, hanno visto l’interesse delle aziende di confezionamento napoletane. Quest’interesse ha portato esigenze organizzative che non potevano essere gestite da una persona fisica. Così nel 1999 nasce l’Associazione Agri Emme, la quale si è preoccupata prima di assicurare gli agricoltori con contratti di coltivazione e poi piano piano di piantare e commerciare anche piselli, lenticchie, cicerchie, fave, lupini, fino ad arrivare a farro, orzo.

La chiave della riuscita del progetto dell’azienda, secondo Vito Martimucci, è stato proprio il contratto di coltivazione che assicura un prezzo minimo garantito e quindi un reddito a chi firma. Il successo è stato caratterizzato anche dalla partecipazione alle fiere nazionali, dall’assistenza alle aziende agricole e dalla ricerca e innovazione che l’associazione ha saputo dare agli agricoltori. Questa realtà secondo il rappresentante di Agri Emme, è una palese dimostrazione di come l’associarsi e il fare squadra, anche tra soggetti diversi come commercianti e agricoltori, ripaga ed è strumento di successo. A conferma di ciò, il fatto che i prodotti, sono stati riuniti sotto un unico marchio: “Terre di Altamura”. Marchio in continua crescita, la cui proposta è quella di sensibilizzare i fruttivendoli a investire e vendere i prodotti locali.

La chiusura del momento di confronto è stata affidata alle parole di Giuseppe Dalfino: “Nessuno può avere la verità nella tasca. Ma gli esempi concreti di buona riuscita non mancano. Voglio concludere questo momento con l’invito e la speranza che nei giorni successivi, pur senza essere sotto i riflettori, si continui ad interessarsi e a partecipare a questo percorso in maniera coerente con le parole che sono state dette in questa struttura.

Dopo aver ringraziato la Regione Puglia, il CNR, l’Associazione Ferventazione, l’Agriturismo Murà, i relatori e i presenti, si è proceduti con la degustazione di piatti a base di cece nero generosamente offerti dall’Agriturismo Murà.

 

Commenti  

 
#2 Polpofresco 2015-09-29 16:55
Concordo con post n. 1 "concretezza". Direi che il sottocomparto "cece nero di Cassano" è solo un frammento. Meglio sarebbe stata una tavola rotonda volta a parlare di come ridare competitività al settore agricolo del territorio. Il Cece nero di Cassano vale quanto la cicoriella "all'ammers" o i "cardoni". Tutte nicchie di valore infinitesimale. I conteggi che fa "Concretezza" sono corretti: l'intera produzione "cece nero di Cassano" non basta a ripagare i costi di questo convegno. Certo, esso (il cece nero) contribuisce a caratterizzare la varietà di produzioni del territorio da un punto di vista turistico e gastronomico, ma l'impatto è pressochè inesistente. Cerchiamo di fare cose più sostanziose anche dal punto di vista dell'economia del territorio. Questi convegni servono solo a parlare di DelRe o di qualche altro ras locale della politica abituato ad imbucarsi ad ogni occasione dato che non sanno fare altro. Nulla di più. Detto questo, un caro saluto al buon cece nero, che poverino non ha colpa.
 
 
#1 concretezza 2015-09-29 14:14
Ho letto a step, prendendo ripetutamente fiato, il chilometrico articolo di resoconto sul mega-convegno sul cece nero.
Dagli illustri ospiti citati il punctum dolens sulla redditività della produzione di questo meraviglioso (indiscutibilmente!) legume è stato toccato solo marginalmente.
Allora lo tocco io, se non altro per cercare di capire di cosa stiamo parlando: prezzo al consumatore ipotizzato da una esperta per 6/8 euro al kg (??). Al produttore, quindi dai 3/4 euro al kg (??).
Al produttore:
- 1 quintale (100 kg) consentirebbe un controvalore di 300 euro (al lordo spese di produzione);
- 1 tonnellata (10 q. pari a 1.000 kg) controvalore 3.000 euro;
- 10 tonnellate (100 q. pari a 10.000 kg) controvalore 30.000 euro.
Ammesso e non concesso che la produzione cassanese possa mai essere portata a 10 tonnellate (produzione annua lorda vendibile con controvalore di 30 mila euro) mi chiedo, e vi chiedo: ma di che diavolo di progresso economico potrà mai beneficiare questa povera cittadina, ricca di venditori di fumo ma sempre molto carente di concretezza???
Insomma, un mega-convegno (quasi un autogol per certi passaggi) alla stregua di un bazooka per sparare una zanzara!!
 

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