Sabato 17 Novembre 2018
   
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Persone scomparse, guai a voltarsi dall’altra parte

Gian Vito Cafaro alla LUM Foto di Michele Falcone

“Ogni scomparso è un nostro familiare”. Mi ha colpito di recente, nel corso della nostra trasmissione, sentire un cittadino pronunciare queste parole. Dire, insomma, che di fronte alla scomparsa di una persona, non è tollerabile fare finta di nulla. 

Aveva ragione: girare la testa dall’altra parte è sbagliato quando si parla di persone scomparse. Essere cittadini, esercitare un civismo vero, significa avere a cuore ogni caso di questo tipo.  Ed è un fenomeno, quello delle persone che (per diverse ragioni) non fanno rientro a casa, che purtroppo cresce. Alimenta cifre che sono dolorose e che fanno paura, lasciano sbigottiti.

A Casamassima, nei giorni scorsi, grazie all’associazione Penelope (da anni in prima linea su questa materia) si è tenuto un incontro per confrontare il lavoro delle polizie straniere per la ricerca degli scomparsi.

Emergono cifre sulle quali è bene riflettere.

In Italia (dati di giugno 2014) sono quasi trentamila coloro i quali sono irreperibili dal 1974. La Puglia, ahinoi, fa la sua parte con 2.475 scomparsi e in un anno, dal 2013 al 2014, i casi sono raddoppiati. A questi numeri si aggiungono quelli relativi ai cadaveri non identificati: 1283.

Che fare allora?

Il nostro Paese ha fatto passi in avanti (si pensi alla legge 203/2012 che prevede, per esempio, i tavoli di ricerca coordinati dalle prefetture) ma non basta.
Quello che serve (e che l’associazione Penelope ha rilanciato proprio dal suo convegno) è disporre di ulteriori strumenti, specie giuridici, per aiutare le famiglie.

Uno dei passi da compiere, secondo Penelope, è rimuovere la distinzione tra “scomparsa volontaria” dalla scomparsa per fatti dipendenti da reato” (ad es. l’omicidio con occultamento di cadavere).

Molte volte, infatti, la denuncia di scomparsa viene trattata con sufficienza. Dietro un allontanamento senza motivi, pensano alcuni (ma non generalizziamo) c’è di solito chi ha volontariamente pensato di lasciare casa.

Attenzione: non basta un maggiorenne ed una presunta crisi amorosa per tirare in fretta le somme e sentenziare: “ha voluto prendersi una pausa, tornerà”.

Molte volte dietro una scomparsa si celano misteri. Cadaveri che riemergono a distanza di anni.

Ecco perché al fianco degli strumenti d’indagine è bene elevare la soglia di attenzione. Sono fondamentali le prime 48 ore per stringere il cerchio attorno a quello che lo scomparso ha fatto. Le sue telefonate. Il suo rapporto con amici e familiari. Questo andrebbe fatto (e, fortunatamente si fa, un po’ ovunque).

Ma all’estero le forze di polizia, come si organizzano?

Ecco il modello tedesco (con il dna prelevato immediatamente ai familiari della persona che si sta cercando), oppure quello tutto francese. I transalpini, in particolare, dedicano ai minori scomparsi o vittime di reati, un centro unico del ministero dell'Interno e un registro apposito dove ogni scomparso viene identificato con un numero di serie. A ruota, le strategie degli austriaci o degli spagnoli, con questi ultimi che da 12 mesi hanno inaugurato l'Unitad Central de Persones Desapareguides, un sistema di ricerca basato su più livelli (dalle informazioni principali dello scomparso fino ad arrivare alla fase più attenta delle indagini dell'autorità giudiziaria). 

Modi di agire differenti, dunque, il cui fine però è quello di dare una risposta ai mille perché delle famiglie delle vittime.

In Italia, come detto, la consapevolezza che di fronte ad una scomparsa è necessario fare presto è aumentata. Non basta. Deve aumentare il senso di responsabilità in chi indaga e in ognuno di noi. Ogni cittadino può essere determinante per le indagini. Mettersi alla ricerca non è un lavoro semplice ma bisogna farlo. Bisogna pensare che “ogni scomparso sia un nostro familiare”.

*Giornalista di “Chi l’ha visto?” Rai 3

 

Foto di Michele Falcone

 

Commenti  

 
#1 volavola 2015-03-06 15:06
Si riuscirebbe a dare un nome alla maggior parte dei cadaveri se si costituisse una banca dati del DNA.Ad ogni nascituro,così come viene fatto per il gruppo sanguigno, si dovrebbe eseguire il DNA ed inviarlo alla banca dati.Ciò sarebbe anche utile per scoprire esecutori di reati qualora sulla scena del crimine ci fossero tracce biologiche.Un saluto.
 

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