Venerdì 16 Novembre 2018
   
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Il cece nero della Murgia carsica diventa presidio slow-food

cece nero slow food

Torna di attualità il “cece nero”, antica leguminosa quasi dimenticata dalle tavole nostrane ma che da qualche anno sembra aver trovato molti, nuovi estimatori che stanno puntando su di essa per caratterizzare un territorio del tutto particolare qual è quello murgiano.

Giovedì 30 maggio, infatti, sarà presentato presso la Camera di Commercio di Bari il Presidio Slow Food “Cece Nero della Murgia Carsica”, iniziativa organizzata oltre che dall’Ente Camerale barese anche dalla Fondazione Slow Food per la Biodiversità Onlus e dalla Cia (Confederazione italiana agricoltori). Oltre alla presentazione del Presidio Slow Food si darà ampio spazio alla degustazione di ricette che esaltano il gusto del Cece nero con un laboratorio. Il tutto sarà realizzato in collaborazione con la Comunità dei contadini del presidio, con il Gruppo Folkloristico del “Centro Polivalente Anziani” di Acquaviva delle Fonti e con il secondo Circolo didattico “Collodi” di Acquaviva delle Fonti.

Alla presentazione interverranno: Anna Maria Bosco (dirigente del 2° circolo didattico Collodi di Acquaviva delle Fonti), Marcello Longo (consigliere nazionale Fondazione Slow Food per la Biodiversità Onlus), Antonio Barile (presidente Cia Puglia), Franco Caruso (direttore Cia provincia di Bari), Alessandro Ambruosi (presidente Camera di Commercio di Bari) e Vito Abrusci (responsabile produttori del Presidio).

Ed è proprio dagli ottimi rapporti politico-istituzionali sul territorio dell’acquavivese Vito Abrusci (lo stesso della “Cipolla Rossa”) che nasce l’idea di un Presidio dedicato al “cece nero della Murgia Carsica che si coltiva ad Acquaviva, Cassano e Santeramo” come recita l’annuncio del convegno, legume, però, che nulla ha a che fare con il “cece nero di Cassano”, qualità autoctona e completamente diversa dal primo essendo, quello cassanese a detta degli esperti, più saporito, tondo, corposo e dagli utilizzi più diversi in cucina.

E qui entra in campo l’associazione cassanese “Ferventazione” presieduta da Eustachio Racano che da alcuni anni si sta dedicando alla riscoperta (o meglio: riesumazione, visto che la coltivazione era del tutto scomparsa dal nostro territorio) del “cece nero di Cassano” che accanto all’altrettanto dimenticato “cece rosso di Cassano” costituisce la vera unicità di questa specie. Interpellato dal nostro giornale, Racano afferma di non avere “alcun rapporto con questa iniziativa che riguarda un cece nero del tutto comune, che si vende in tutte le bancarelle d’Italia perché coltivato un po’ dappertutto, anche all’estero; quello di Cassano – aggiunge il Presiedente di “Ferventazione” – è invece una specie autoctona e non siamo noi a dirlo ma studi universitari: una specie unica e dalla caratteristiche precise che vanno salvaguardate e protette così come stiamo dimostrando con convegni, incontri e iniziative”.

Il “cece nero”, insomma, vede da una parte il marchio “slow-food” che per tanti è garanzia di certezza del prodotto e dunque di grande visibilità, anche mediatica nonché la capacità di creare progettualità per rastrellare fondi pubblici. Dall’altra la unicità di un prodotto che tuttavia rischia di essere inglobato e confuso e per la cui valorizzazione non bastano i pur generosi sforzi di una singola associazione locale ma che deve chiamare in causa anche altri attori politico-economico-istituzionali

Commenti  

 
#1 sonia 2013-05-27 18:18
Questa vicenda è una vergogna.
Perchè i nostri concittadini non hanno promosso il nostro prodotto attraverso i canali di Slow Food e Confcommercio?
Non si va da nessuna parte così. Sarà un buco nell'acqua, soldi buttati!!! E poi dove possiamo mangiare sto cece a parte in piazza alla Sagra? Le coltivazioni come procedono? E dove sono?
 

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