Lunedì 12 Novembre 2018
   
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A Cassano don Giancarlo, testimone del terremoto emiliano

don Giancarlo

Arriverà stasera a Cassano don Giancarlo Dallari, parroco di Cavezzo, uno dei comuni emiliani maggiormente colpiti dal terremoto che da due mesi terrorizza l’Emilia Romagna, con il 75% del patrimonio abitativo danneggiato gravemente.

Invitato dall’arciprete don Nunzio Marinelli e dal Comitato Festa Patronale guidato da Saverio Viapiano, don Giancarlo vivrà questi giorni di Festa patronale nella comunità cassanese per portare la propria testimonianza di fede e umana dinanzi a sconvolgimenti come il devastante sisma che ha colpito il sacerdote emiliano nei suoi affetti più cari: tutte e tre le chiese di cui è Parroco (Cavezzo e altre due frazioni vicine ovvero Disvetro e Motta, tutte della Diocesi di Modena-Nonantola) sono state, infatti, duramente colpite dalle scosse tanto da essere inagibili così come altre 39 chiese nella sola Diocesi modenese.

A don Giancarlo, che sarà accompagnato nel viaggio cassanese da un catechista suo collaboratore, sarà donata anche una somma di denaro raccolta in questi giorni di Festa, sia da parte del Comitato (rinunciando ad una Banda e ad un Fuoco d’artificio) sia nelle chiese e durante le celebrazioni religiose.

Certo, sarà una goccia in un oceano visto che, come ha dichiarato nei giorni del sisma don Giancarlo all’agenzia di stampa SIR “La situazione non è disastrosa come a Finale, San Felice e Mirandola, ma non nascondiamo che è difficile. In chiesa sono venute giù le volte e si sta distaccando la facciata. Le chiese sono parzialmente crollate pure nelle vicine frazioni di Disvetro e Motta, ma in quest’ultima è almeno agibile la cappella del cimitero per le funzioni funebri. Alcune centinaia di abitanti di Cavezzo hanno trovato rifugio al “Palaverde”, una struttura sportiva coperta, mentre fin dalla domenica mattina c’è stato un fuggi fuggi generale verso parenti o amici, almeno per chi poteva”.

“Dovevamo festeggiare il centenario della chiesa, costruita nella forma attuale nel 1912” – ha raccontato don Dallari. “Diversi quadri erano stati restaurati per l’occasione e dovevamo ancora appenderli”. Le celebrazioni comprendevano momenti di festa e appuntamenti religiosi, come le missioni al popolo o veglie di preghiera. “Questi ultimi li abbiamo mantenuti”, puntualizza il parroco, raccontando di come molta gente in questi giorni stia frequentando la messa feriale o i rosari nei quartieri. “Le persone hanno bisogno di stare insieme, di pregare”, conclude. E la volontà è sempre quella, “guardare avanti”.

 

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