Venerdì 16 Novembre 2018
   
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Il "Miulli" chiede l'equiparazione alla Regione Puglia

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"In ballo ci sono dai 150 ai 500 milioni di euro. Soldi che potrebbero far saltare i conti della sanità pugliese", cosi come scritto nelle pagine della Gazzetta del Mezzogiorno del 10 Febbraio 2012.

Il rimborso che i giudici amministrativi baresi hanno attribuito all’ospedale di Acquaviva (con una sentenza che il Consiglio di Stato ha confermato, almeno in sede cautelare) è solo la prosecuzione di un lungo e stremante braccio di ferro tra la Regione e L'Ente Ecclesiastico.

La vexata questio verte sul fatto che "gli ospedali ecclesiastici chiedono alla Regione - così come prevede la legge - di essere «equiparati» a quelli del sistema sanitario pubblico, i cui deficit ogni anno vengono ripianati dal Governo pugliese". Un diritto che il Tar ha già riconosciuto al Miulli (almeno per gli anni dal 2002 al 2008, anche se il ricorso è stato esteso per gli anni 2009-2011) ). Anche la Casa sollievo della sofferenza di San Giovanni Rotondo, seguendo il cosidetto "Effetto Miulli" si è rivolta al Tar chiedendo 148 milioni e lamentando l’inadempimento del protocollo d’intesa firmato nel 2004 con Fitto.

"Se avranno ragione loro (gli ospedali ecclesiastici), la Regione dovrà farsi carico di un debito milionario e di una maggior spesa annua nell’ordine dei 50-60 milioni di euro. L’effetto sui conti è facilmente intuibile, e rischia - tanto per dirne una - di provocare l’incremento delle addizionali Irpef".

Ecco perché la Regione è intenzionata a correre ai ripari. I tecnici e gli avvocati di Via Capruzzi in questi giorni stanno lavorando a una via d’uscita strutturale che potrebbe tirare in ballo la Commissione europea.

"Per la legge italiana, gli ospedali ecclesiastici hanno una natura complicata: sono considerati pubblici quando sono equiparati a quelli del sistema sanitario regionale, ma sono enti privati nel momento in cui (legittimamente) acquistano beni e servizi senza alcuna gara d’appalto. Un «trattamento di favore» che, secondo la Regione, potrebbe essere in contrasto con i principi di libera concorrenza previsti dal Trattato: gli ospedali ecclesiastici (che non sono dello Stato) potrebbero infatti danneggiare gli operatori della sanità privata. L’idea è dunque di presentare un esposto a Bruxelles, con l’obiettivo di far aprire una procedura di infrazione nei confronti dello Stato".

Rivolgersi a Bruxelles potrebbe essere un modo per spingere lo Stato ad occuparsi degli ospedali ecclesiastici ai tavoli nazionali. La Puglia non è comunque isolata in questa battaglia. Se infatti la Lombardia, la Liguria, il Piemonte e le Marche hanno riconosciuto lo status pubblico degli ospedali ecclesiastici, tra quelli che la negano ci sono anche Lazio e Campania dove infatti ci sono contenziosi simili.

Una delle soluzioni ipotizzabili per risolvere i problemi finanziari dei due enti (Regione da una parte ed Ente Ecclesiastico dall'altra il quale si ritrova con un enorme debito per la costruzione del monoblocco sulla strada provinciale per Santeramo), potrebbe essere quella della costituzione di una Fondazione a maggioranza pubblica tra la Regione e lo stesso Miulli, cosi come dichiarato giorni fa ai nostri microfoni dal Consigliere Regionale Giammarco Surico (coordinatore provinciale di Futuro e Libertà per l'Italia).

Soluzione adottata invece dalla Giunta Vendola per la costruzione dell'Ospedale del Mediterraneo San Raffaele di Taranto.

 

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