Mercoledì 14 Novembre 2018
   
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SALVO’ MIGLIAIA DI BAMBINI: PREMIATO PADRE GIORGIO

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Ha vissuto in Rwanda i giorni del genocidio nel 1994 ed  è oggi un testimone di quella tragedia umanitaria: nello spazio  di tre mesi, nella Regione dei Grandi Laghi,  si è consumata  una carneficina di più di 800 mila vittime.

Padre Vito Giorgio ha compiuto in quei giorni quello che ogni uomo dovrebbe fare davanti a tanta disumanità: proteggere la vita di altri uomini, dei suoi piccoli orfani in particolare. Questo gesto ha permesso a centinaia di bambini e giovani del “Centre Social St. Antoine di Nyanza” di poter trovare riparo dalla furia omicida di chi, nel “cuore dell’Africa”, aveva deciso una guerra  fratricida tra opposte etnie.

A  Padre Giorgio, sacerdote rogazionista  (nato a Cassano Murge 72 anni fa), oggi parroco al “Gesù Buon Pastore” in Padova,  sarà riconosciuto  domenica 2 ottobre dal Comune della città il titolo di “Giusto del mondo”. Infatti,  dal 2008 la città di Padova ospita un giardino in cui si onorano i Giusti di tutti i genocidi a partire dal XX° secolo. Prevede di onorare ciascun Giusto con messa a dimora di una pianta, perché l’idea di piantare un albero, e quindi il concetto di generare una vita, riprende quello di aver dato la possibilità a un uomo di testimoniare il bene davanti alle successive generazioni”. Con Padre Giorgio ci sarà anche Padre Eros Borile,  anche lui sacerdote rogazionista che ha convissuto il periodo più tragico del  disastro ruandese.
Per l’ iniziativa di “Amici dei Popoli- ong.”  è prevista poi lunedì 3 ottobre,  una memoria  dell’accaduto, ed una riflessione partecipata sul significato di “Diritti umani e Giustizia” in contesti di conflitti.

Don Vito conserva il diario di quei giorni ed ha viva la memoria della gente e del Paese: le esperienze felici vissute fin dagli anni ’80 e quelle drammatiche della guerra civile e il dopo-genocidio. I missionari rogazionisti di Sant’Annibale  Di Francia, presenti in Rwanda fin dagli anni ’70  hanno diffuso il Vangelo ed hanno promosso le condizioni di vita tra la gente con strutture sanitarie, centri di alfabetizzazione e scuole primarie, corsi di formazione per i giovani  meno garantiti.  La diocesi di Lecce, (vescovo mons. Mincuzzi) ha collaborato con generosità alla nascita dell’ospedale di Mugombwa.
“Ci ha interessato – dice P. Giorgio – il futuro della presenza rogazionista in Africa ed abbiamo perciò avviato al sacerdozio alcuni giovani indigeni.

Di notte, nei giorni più tristi della mattanza, si comunicava con l’Italia grazie ad una radio-trasmittente che si doveva poi nascondere per evitare sospetti di collaborazione con qualcuna delle parti in guerra. Quando  ormai l’esercito Hutu  è in fuga verso il Congo e gli altri sono  alle porte, si rischia il peggio per il mio Centro da parte di militari sbandati in cerca di denaro”.
“Mi strattonano, mi riportano nella mia camera, mettono mani e cercano denaro nel materasso, nella soffitta, minacciano di uccidere qualcuno. Il capitano seduto sulla sponda del mio letto con il fucile tra le mani minaccia: apri questo armadio! Non ricordavo dov’era la chiave; dico allora, sfondiamo l’armadio! Non ci siamo riusciti e lui ha lasciato me e si è diretto verso il dottor Luigi che aveva del denaro nel suo borsello. Vogliono le auto ma non hanno un autista, arraffano quel che possono portare, tranne un sacchetto gettato in un angolo; lì avevo un resto del  denaro, di dollari, e neanche me ne ricordavo. Il denaro li ha convinti ad andarsene ma ci siamo ritrovati tutti vivi il giorno dopo!”

Colette Braekman, una giornalista belga al seguito dell’esercito  Tutsi ha scritto: “I padri del Centro St. Antoine non si sono fermati solo a pregare. Quando i miliziani sono giunti per prendere i fanciulli essi hanno pagato. Hanno pagato i gendarmi per la protezione del villaggio. Hanno pagato i miliziani perché proseguissero il cammino e non si affacciassero per stanare dai magazzini sotto la cucina le centinaia di bimbi che si sono stretti per settimane: Verso la fine della guerra gli effettivi dell’Orfanotrofio si sono gonfiati: la gente prima di fuggire verso la frontiera, veniva a portare nelle braccia dei Padri i piccoli che avevano sottratto alla morte e che avevano trovato nelle case distrutte, staccati dal seno delle loro mamme assassinate. C’erano 800 piccoli: altrove si sarebbero sentite delle grida, delle risate. Vi sarebbe del movimento, giochi, animazione. Non qui. Non a Nyanza, non in Rwanda. Qui, dove una bandiera italiana li protegge provvisoriamente, i piccoli sono seduti sulla scala della chiesa o sotto gli alberi del parco. Sembra che il sole scivoli su di loro senza illuminarli. Non si sente alcun grido, alcun rumore. … Sembra siano diventati autisti, dice una infermiera. Non vogliono più comunicare, essi rivivono senza interruzione le scene di orrore delle quali sono stati testimoni. … Nel Rwanda di questo fine secolo, l’odio era tale che i miliziani hanno particolarmente preso di mira i bambini”. (cf. “Rwanda, histoire d’un gènocide”).

Dopo il disastro umanitaria i Padri si sono adoperati per il reinserimento e la pacificazione delle parti, con una decisa azione di formazione per contrastare nei giovani ruandesi la cultura dell’antagonismo etnico e dar valore alla verità storica.
La soddisfazione più grande, per P. Giorgio, oggi? Le numerose lettere di gratitudine per essere in vita e le testimonianze di  ragazze e ragazzi che ora  sono sparsi in tutte le province ed  inseriti in attività varie. Molti hanno studiato e si sono diplomati o laureati, altri tutt’ora studiano, altri hanno qualche lavoro garantito, molti altri sono in attività precarie, o in una vaga e penosa attesa di impiego; il Rwanda  offre ai giovani, oggi ancora, nonostante la tragica vicenda del genocidio, delle rare occasioni per una occupazione e per un salario.


Commenti  

 
#2 vicky 2011-09-26 16:40
ringrazio tutte le persone come Padre Vito Giorgio che, bando alle chiacchiere, si adoperano quotidianamente nella vita vera per dare un contributo reale, fatto di carne, sudore e lacrime!
e lancio un appello: pochi conoscono le vicende che sono avvenute in Rwanda, pochissimi si informano sulle guerre spietate che stanno devastando il mondo attualmente e che nessuno ci mostra apertamente in TV. noi dovremmo voler sapere di più!
non mi basta la selezione di notizie che mi vengono proposte dai media.
facciamo luce! informiamoci sul mondo!
 
 
#1 libellula 2011-09-26 11:14
:lol: BRAVISSIMI QUESTO ARTICOLO E' STUPENDO
 

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