Domenica 18 Novembre 2018
   
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GIOIESE "MIRACOLATO" DALLA MADONNA DI MEDJUGORJE

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7 settembre del 2002. Giuseppe Capodiferro, come ogni giorno, si reca al lavoro. Ha sessanta anni ed è ancor pieno di energia, in famiglia il suo contributo è indispensabile. L’agilità di giovane carpentiere, ora che è alle soglie della pensione, è sostituita dall’esperienza, non teme l’altezza né ha mai sofferto di vertigini.

Alle 7.30 un incidente cambia il corso della sua vita. Cade dall’impalcatura su cui è salito per lavorare ed è vittima di un triplice trauma cranico che lo porterà su una sedia a rotelle.

Il calvario ha inizio! Non è facile accettare ed affrontare la realtà di dover convivere per sempre con una così grave e devastante infermità, soprattutto se non vi è speranza di guarigione, se si è l’unica fonte di reddito per la famiglia e i figli, con le loro famiglie, vivono lontano da casa.

Francesca, sua moglie, lo accudisce con amore e tanto coraggio, il suo affetto è profondo. Giuseppe era davvero un bel ragazzo e aveva vent’anni, quando si innamorò di lei.  Quattordicenne, mora con gli occhi azzurri e bella come un fiore, Francesca era una delle fanciulle più graziose del quartiere del Sacro Cuore. Nel suo sguardo ieri ed ancor oggi determinazione, intraprendenza e ottimismo, qualità che la sosterranno non poco nelle avversità.

Francesca non lo abbandona un istante, la sua missione e aiutarlo a vivere la disabilità nel più confortevole dei modi. Lo porta a passeggio sulla sedia a rotelle, lo rende partecipe di ogni evento, condivide tutto con lui, nonostante i segni della caduta rendano difficile anche le più semplici azioni quotidiane e persino il comunicare.

L’incidente ha leso alcune aree cerebrali. Giuseppe è in preda a un continuo tremore, parla con difficoltà, può far ben poco da solo e il suo stato di salute è destinato a peggiorare nel tempo, negandogli anche il più piccolo barlume di autonomia.

Il piccolo appartamento in cui vivono non ha ascensore, è necessario dotare la scalinata di un costoso montacarichi, una delle tante spese che chi vive nella disabilità deve mettere in bilancio, al pari di mille altri disagi. Trascorrono così, tra alti e bassi, lotte per veder rispettati i propri diritti e qualche disillusione, nove anni.

La forza d’animo e la fede non abbandonano Francesca, ma un timore si insinua nel suo animo. Se non dovesse star bene, chi accudirà Giuseppe? Alla stanchezza fisica e psicologica subentra lo sconforto e con esso un desiderio: recarsi a Medjugorje per pregare e chiedere aiuto alla Santa Mamma, alla Madonna.

miracolo_medjugorieFrancesca prende contatto con chi organizza pellegrinaggi, ma il gruppo gioiese non si forma. Le consigliano di contattare una associazione di Adelfia. Un gioiese che lavora presso l’Acquedotto pugliese ne fa parte, partiranno insieme per raggiungere il porto di Bari e salpare sul traghetto.

Il 1° settembre giungono a Medjugorje, il 2 è prevista la visita nel mistico luogo in cui la Madonna apparve ai veggenti, la collina delle apparizioni a ridosso del villaggio di Podbrdo a Bijakov. Francesca accompagna Giuseppe, seduto sull’ormai inseparabile sedia a rotelle, sotto un albero, all’ombra. Da lì può osservare la collina. Gli raccomanda di star tranquillo e pregare, per lui sarebbe estremamente faticoso seguire i fedeli.

Francesca si unisce ai devoti, raggiunge il luogo santo su cui si erge la statua di Maria con una mano sul cuore e l’altra tesa ai pellegrini. Prega intensamente affinché le sia data la forza di sostenere il peso della sua croce, prega per Giuseppe, per i malati, soprattutto per i bambini e le loro famiglie e per tutti coloro che hanno bisogno di aiuto ma non sanno pregare.

Alza gli occhi al cielo, è terso, di un azzurro intenso. Si raccoglie, prega con rinnovato fervore, ad occhi chiusi. Li riapre per rivolgere uno sguardo struggente alla statua della Madonna, la dolcezza soffusa sul volto marmoreo è balsamo per il suo cuore e le dona speranza. Su di essa vi è una piccola nuvola. Diviene più grande, sembra quasi una aureola.

Continua a pregare, pian piano un presagio di pace le pervade mente e cuore e seda i suoi crucci. Torna a guardare il cielo, la nuvola ha assunto l’immagine della Madonna, ha le braccia aperte e sembra sorridere. Dalla mano destra pende un rosario. Francesca è in estasi, è una visione della Mamma Celeste! Una bimba a lei vicina dice alla sua mamma: “Guarda, la Madonnina!”. Non è la sola a vedere.

Torna da Giuseppe, una fiammella le danza nel cuore. Gli racconta di aver visto la Madonna e dell’immensa gioia vissuta. Tornano in albergo. Il giorno dopo raggiunge la croce in cemento alta otto metri, posizionata sul monte Krizevac. Affronta l’estenuante via Crucis, le ripide salite e i ciottoli levigati dal tempo e dalle lacrime dei fedeli, si inerpica con l’aiuto di un bastone, indossa il cappellino bianco di Giuseppe, non ha portato con sé l’acqua e ha tanta sete. Raggiunta la meta prega con la stessa intensità del primo giorno, poi lascia il cappellino e il bastone dietro la croce, sente di non averne più bisogno.

7 settembre 2011. Francesca e Giuseppe si svegliano all’alba, alle 5.30. E’ ancora presto, l’accompagnatore verrà dopo le 7, è il giorno del ritorno a casa. Francesca propone a Giuseppe di andare nella Chiesa di San Giacomo per un ultimo saluto alla Madonna. Esce dalla stanza spingendo la sedia a rotelle nel corridoio dell’albergo Regina, distante poche decine di metri dal santuario. Si distrae nel riporre le sue cose, volge lo sguardo a Giuseppegiuseppe-e-francesca ed esterrefatta lo vede alzarsi e camminare speditamente verso l’uscita. Non crede ai suoi occhi, lo raggiunge, lo afferra, teme possa cadere, ma lui tranquillo procede verso l’ingresso per andare a pregare in chiesa.

Sono le 7.30, sono passati esattamente nove anni dal tragico incidente.

Francesca esulta, sa di essere al cospetto di un evento miracoloso, vuol condividere con tutti la gioia di questo momento e invita i compagni di viaggio ad uscire dalle loro stanze. Giuseppe è lì, in piedi e cammina! In chiesa si inginocchia da solo davanti all’altare e prega, tra la commozione di tutti i presenti.

Il ritorno a casa si svolge in un’atmosfera di sogno.  Figli e nipoti in lacrime abbracciano Giuseppe e Francesca. La commozione attanaglia anche il dottore di famiglia, Salvatore Favale che - invitato a far visita all’ammalato - lo vede alzarsi e andargli incontro con un sorriso.

Nei giorni seguenti i vicini di casa assistono increduli alle “passeggiate” di Giuseppe e Francesca, che pur non rinuncia a farlo sedere in carrozzina pgiuseppe-francesca-amicier i tragitti più lunghi. E’ festa nel Centro di Ascolto di cui Francesca è volontaria, ancor di più nell’associazione in cui Giuseppe trascorre parte della giornata e tra pochi giorni anche nella Parrocchia del Sacro Cuore, quando tutta la comunità si riunirà attorno a loro.

Lo stesso Paolo Brosio, mediatico testimonial di Medjugorje, al corrente della guarigione, verrà a Gioia per salutare Giuseppe e Francesca. Mentre passeggiano in Piazza Dalla Chiesa, salutati da amici e conoscenti, i due coniugi sorridono e tenendosi per mano affrontano il futuro, passo dopo passo, consapevoli che la vita, seppur lastricata di inevitabili insidie, va vissuta con gioia e speranza.

Anche le più strazianti ferite inferte da inesplicabili fatalità possono rivelarsi strumento divino per rinvigorire affetti, valori familiari e tiepide fedi, non ancora temprate nel rovente crogiuolo della sofferenza. Un messaggio di speranza per tutti coloro che credono e soprattutto per quanti negano i prodigi della fede, pietrificati da scettiche certezze.

(Scatti fotografici gioiesi a cura di Donato Stoppini)

Commenti  

 
#3 michel 2011-09-15 21:15
...pur nella felicità per una famiglia ed una persona che hanno ritrovato una vita migliore ... e' sempre opportuno andar con i piedi di piombo su questi "miracoli". diversi reportage hanno mostrato diverse "stranezze" nelle visioni di MEDJUGORJE. troverei un tantino particolar pensare che la madonna sosti in alcuni posti piuttosto che in altri. spero che nessun se la prenda a male per questo.
 
 
#2 Super Man 2011-09-15 20:02
Ama il prossimo tuo come te stesso!!! Nel cuore dell'ammalato ricco cè Cristo, nel cuore dell'ammalato povero c'è Cristo due volte!!! Onore alla Moglie Francesca che ha lottato con tutte le sue forze, con tutta la fede e la preghiera..onore anche a Giuseppe, lavoratore e uomo con i calli sulle mani... La sera, prima di addormentarsi, un preghiera non è di dovere, ma è di piacere, bisogna pregare col cuore!
 
 
#1 ITS ME 2011-09-15 15:53
La fede fa miracoli!
 

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