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CENTRALE A BIOMASSE NELLA ZONA INDUSTRIALE?

centrale_biomassa

 

Dopo l’eolico (ancora in sospeso) arriva la centrale a biomasse a Cassano?

Se ne parlerà questa sera in Sala Consiliare in un incontro a cui avranno accesso solo i consiglieri comunali, su esplicito invito del sindaco Di Medio. Sono stati proprio gli “invitati” di “Nuova Ideadomani” a diffondere la notizia di questo strano e misterioso incontro a cui prenderanno parte alcuni rappresentanti del Gruppo Industriale TRE (Tozzi Renewable Energy SpA) di Mezzano, Ravenna che avrebbero interesse a posizionare presso la zona industriale cassanese una centrale con una potenza fino a 50MWt.

“Nel nostro Paese – secondo un recente studio del dr. Federico Valerio, ricercatore di Chimica Ambientale presso l’Istituto Nazionale Ricerca Cancro di Genova - l’uso di biomasse per la produzione di elettricità è in forte espansione per gli ingenti incentivi dati a questa produzione, con il meccanismo dei certificati verdi. Motivo dell’incentivo, l’essere state incluse le biomasse tra le fonti energetiche rinnovabili ed  una presunta riduzione delle emissioni di gas serra, se queste sono usate come combustibile.  In linea di principio, l’uso energetico di biomasse ha un effetto neutro sulle emissioni di gas serra in quanto con la combustione si ri-immette in atmosfera anidride carbonica che durante la crescita le piante avevano assorbito dall’atmosfera e fissato sotto forma di cellulosa e altri composti organici ( lignina, amidi, zuccheri…) nei loro tessuti, ma il meccanismo dei certificati verdi, induce una pesante distorsione nel mercato con effetti contraddittori, rispetto all’obiettivo prefissato. I certificati verdi incentivano la produzione di elettricità dall’uso di biomasse, mentre non ci sono incentivi per i soli usi termici della legna (riscaldamento domestico ed industriale) e per il compostaggio delle biomasse ligno-cellulosiche, nonostante il fatto che queste due tecniche, in particolare il compostaggio, comportino una maggiore riduzione delle emissioni di gas serra, a parità di biomassa utilizzata”.

 

Una approfondita ricerca che così si conclude: “ (…) l’inquinamento ambientale indotto dai tanti impianti a biomasse che si propongono in Italia, pur nel pieno rispetto delle norme vigenti, peggiora l’attuale qualità dell’aria dei territori che dovrebbero ospitarle, con le emissioni da camino e con quelle del traffico veicolare indotto (ossidi di azoto, polveri fini (PM10)  ed ultra fini (PM2,5) e peggiora anche la qualità del suolo, e dei prodotti agricoli di questi stessi suoli, con le ricadute di composti organici persistenti (diossine, furani, idrocarburi policiclici) e probabilmente di metalli pesanti. I rischi sanitari indotti da questa contaminazione, per quanto piccoli possano essere stimati, non sono giustificati dai benefici collettivi indotti dalla realizzazione dell’impianto, il cui principale scopo è quello di massimizzare gli utili dei proponenti, in base agli attuali incentivi alla produzione di elettricità da biomasse. A nostro avviso è giustificata l’opposizione alla realizzazione di questi impianti sia da parte delle comunità interessate, sia, spesso dei loro rappresentanti, in quanto le centrali a biomasse proposte non sono assolutamente una scelta obbligata,  né tantomeno una scelta strategica allo sviluppo del Paese. Molti dei problemi ambientali e sanitari indotti dal loro esercizio potrebbero essere evitati o fortemente ridotti, se al posto della combustione delle biomasse venisse realizzato un diverso impianto per la produzione di energia da biomasse (ad esempio trattamento anaerobico delle biomasse con produzione di biogas e compost), con una capacità di trattamento idonea alla  produzione locale degli scarti agricoli e di allevamento e degli scarti biodegradabili dei rifiuti urbani, raccolti con una opportuna separazione alla fonte”.

Se così fosse, una domanda è lecita: perché solo i consiglieri comunali sono stati invitati a questo incontro mentre la cittadinanza è stata tenuta all’oscuro di tutto?