Martedì 23 Luglio 2019
   
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IMPASTATO: PUNTO DI PARTENZA VERSO LA LEGALITÀ

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Ironia e sarcasmo: quali armi migliori per desacralizzare l’incombente minaccia mafiosa? Quella stessa minaccia che non si è mai limitata e tutt’ora non si limita ad uccidere, bensì distrugge, cancella qualsiasi essere, come accaduto al giovane Peppino Impastato nel 1978. Ebbene, all’alba della riapertura da parte della Procura della Repubblica di Palermo delle indagini sul depistaggio sull’omicidio dello stesso a circa trent’anni dal tragico evento, parla il fratello della vittima, Giovanni Impastato, che a Cassano, alla presenza del consigliere provinciale dell’Idv Giuseppe Gentile e dell’avvocato Massimo Melpignano, oltre che di tanti adulti e soprattutto giovani, con grande determinazione animata da un forte spirito di giustizia e commozione ha ripercorso passo dopo passo la disgrazia vissuta da tutta la famiglia, una come tante, ma che nonostante tutto non si è mai arresa nell’assidua ricerca della verità.

Personalità scomoda all’interno dell’amministrazione comunale dell’epoca, poiché candidato per il rinnovo del consiglio comunale, Peppino, pur malgrado l’origine mafiosa della sua stessa famiglia, fece leva su tale elemento, per far capire alla gente l’urgenza della battaglia contro la cultura mafiosa. Questo il punto di partenza dello stesso fratello Giovanni, che rivolgendosi alle nuove generazioni sottolinea il senso autentico del termine legalità, oggi da molti frainteso, ovvero quello del rispetto dell’uomo e della sua dignità. Fondamentale il ruolo delle regole, delle leggi e dunque, e delle istituzioni, attraverso le quali è possibile impedire la legalizzazione dell’illegalità che, a detta dei relatori, rappresenta oggi il pericolo più grande per quel principio di democrazia sul quale si fonda lo Stato.

Individui appartenenti alle più svariate categorie professionali: attualmente la mafia si riconosce in loro e tutta la comunità ha il dovere di distaccarsi da quegli atteggiamenti omertosi che conducono all’essere complici sia pur inconsciamente di gravi ingiustizie come queste. Allora bisogna munirsi davvero di una cospicua dose di coraggio per ripulire l’intera società dal passivismo e dalla rassegnazione, partendo prima di tutto da se stessi: sconfiggere la mafia significa rompere quella forma di cultura, forma mentis che domina l’intera collettività e si riflette nei più piccoli atteggiamenti della quotidianità.

Oltre a questo è basilare il ruolo della scuola per conoscere il reale funzionamento di uno stato etico e impedire la distorsione delle regole che lo governano.

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