Mercoledì 28 Ottobre 2020
   
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RIFLETTORI DEL PD PUNTATI SUGLI SWAP. LO STRANO CASO DI SANNICANDRO. QUANDO UNA VERIFICA SU CASSANO?

panoramica_cassano_2.jpg Riflettori puntati sugli strumenti derivati e sui comuni pugliesi che hanno sottoscritto negli anni scorsi questi contratti, altamente rischiosi e speculativi, in particolare quello denominato Swap. I riflettori li accende il gruppo regionale del Pd che con il presidente Antonio Maniglio e il vicepresidente del Partito Democratico pugliese e dell’Anci, Fabiano Amati, illustra in conferenza stampa, lo strano caso del comune di Sannicandro di Bari.Gli onori di casa del presidente Maniglio partono naturalmente dalla considerazione che il gruppo del Pd ha già affrontato in due occasioni diverse, il tema dei derivati.“La prima occasione è stata quella relativa ai 250 milioni di euro di Bond che l’Acquedotto pugliese ha sottoscritto nel 2004 per ottenere liquidità e finanziare i lavori di rinnovamento della rete. La seconda è più recente e riguarda il Bond ventennale di 860 milioni di euro sottoscritto nel 2003 dalla regione Puglia che, secondo la valutazione di andamento dei mercati, avrebbe già prodotto una perdita di 165 milioni di euro”.Per Maniglio comunque “è inutile la contrapposizione politica perché sul tema dei derivati la vicenda è assai complicata e le ricadute sono assai pesanti nei confronti dei comuni che hanno sottoscritto questi contratti della finanza cosiddetta creativa”.La vicenda di Sannicandro di Bari, illustrata anche dai consiglieri comunali di opposizione Vito Novielli, Giovanni Turchiano e Massimo Zuccaro, parte da quella che Fabiano Amati considera “un’originalità” e cioè questa: Sannicandro è l’unico comune pugliese cha ha approvato un bilancio di previsione del 2009 nonostante il parere dei revisori dei conti fosse sfavorevole.31 pagine di relazione che (si legge nella denuncia presentata dai consiglieri al Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Bari e presso la Corte dei Conti) “consegnano un quadro della questione finanziaria dell’Ente confusa e approssimativa, con una redazione del bilancio nell’inosservanza delle norme di legge, dello Statuto e del regolamento di contabilità”.Tra l’altro – hanno sottolineato i tre consiglieri comunali - “Sannicandro nel 2005 ha sottoscritto con l’Unicredit un contratto derivato Swap ad alto rischio che già nel 2008 ha sottratto alle casse comunali, con un bilancio di per sé molto povero, circa 50 milioni di euro. Soldi sottratti quindi ai servizi”.Un altro elemento insolito di questa vicenda sta nella difformità tra la delibera di giunta comunale (approvata nel novembre del 2005) e il contratto sottoscritto a dicembre dello stesso anno con l’Unicredit che presenta invece percentuali di spred differenti da quelle della delibera che, secondo i consiglieri comunali, presentatori su questo di un altro esposto alla Procura della Corte dei Conti, “determinerebbero un diverso onere contrattuale per l’Ente comune”.Per Fabiano Amati “l’originalità del caso di Sannicandro diventa occasione per fare il punto su questi contratti e per rimettere il tema derivati e swap nell’agenda politica del Pd, dal momento che la situazione pugliese si presenta complicata e complessa”.Amati parla di una mappatura di comuni pugliesi sottoscrittori di contratti derivati “abbastanza estesa e priva di colore politico” e invita la regione Puglia “a porre attenzione a quei comuni che sono sotto la scure di questi contratti”.Infine il vicepresidente dell’Anci sottolinea da una parte l’assoluta indisponibilità delle banche a cercare una soluzione di transazione con i piccoli comuni penalizzati dalla sottoscrizione dei derivati e dall’altra la mancanza di soluzioni e interventi legislativi in materia.

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